L’Immortalità dell’Anima. Un’analisi ipotetica.

Immortalità. E se la nostra esistenza non fosse temporanea?
Alla ricerca di una risposta “sostenibile”
Gli “e-venti” di guerra soffiano sull’umanità seminando orrore e paura. Discorrendone con vecchi amici di giochi del pensiero, ci siamo spinti in cerca di una smarrita umanità, calpestata dalla forza bruta di un male senza volto ma che fa molto rumore.
Il senso di frammentazione dell’umanità è raccapricciante.
L’armonia è un fatuo ricordo, l’arbitrio offusca il senso del giusto ela rabbia contagia gli animi. Dunque, abbiamo avvertito un richiamo verso qualcosa di “interiore”, fino al mistero dell’anima, dell’invisibile, di una coscienza permanente, quindi, la domanda è sorta da sé:
“stabilito che c’è, l’anima è immortale?”
Dilemmi ermetici e alchimie filosofiche intorno a una dialettica cerebrale vecchia come l’umanità. Eppure si è trattato di un’urgente riflessione: troppa crudeltà. Dio o chi per lui avrà pietà della nostra anima?
E così, il “colloquio” sull’immortalità dell’anima è diventato ricerca d’un baricentro di verità contro il caos in cui sta sprofondando il mondo, di un bunker, dove la dignità di ogni “essenza” è al sicuro, se giusta e non crudele, giudicata nella perennità della luce e della coscienza.
Poi, la domanda si è spostata su WhatsApp, dove si sono intrecciati numerosi pareri sulla questione. Ne è scaturito un originale tamtam, innocuo, profondo, tutto da sorseggiare.
Breve incipit di Giancarlo Guerreri, studioso e relatore di misteriche teorie
In questo momento l’umanità sembra pervasa da un oscuro materialismo che emargina ogni misticismo, e parlare di spiritualità allarga il cuore e la mente. Siamo stati condizionati dai dogmi di un nuovo credo che chiamiamo scienza, dogmi che non hanno nulla di diverso da quelli delle “altre” religioni.
La scienza evolve per balzi quantici, come gli elettroni che saltano le orbite loro assegnate. Ogni nuovo livello è un altro passo verso la conoscenza, ma costituisce anche una tappa temporale nella nuova concezione della realtà.
La stagnazione nel nuovo modo di pensare può durare moltissimo tempo, pensiamo alla teoria geocentrica di Tolomeo che finì solo con Keplero e Galilei. Ora stiamo vivendo nel pensiero einsteniano con il limite invalicabile della velocità della luce, oltre il quale la materia diventerebbe infinita…
L’ipotesi materialista sembra vincolata alla Fisica Classica, mentre il complesso studio della Fisica quantistica sembra aprire spiragli verso una Metafisica di nuova interpretazione.
Le scienze del Paranormale si stanno scientificamente occupando di fenomeni in apparenza inspiegabili, come le OBE (extracorporei) e le NDE (di premorte), inoltre viene posta l’attenzione sulla possibilità che la coscienza, in quanto entità separata dal corpo, avrebbe la facoltà di sopravvivergli”. Il dibattito ruota sul come comprendere cosa sia la coscienza e che relazioni possono esserci con l’anima e lo spirito. Domande tuttora in divenire e che richiederebbero molto spazio e altrettanto approfondimento.
Dopo questa sintesi delle considerazioni su Corpo, Anima e Spirito, le indagini sull’Oltre la morte, fino ai percorsi della reincarnazione, come molti altri “misteri” & ipotesi” sull’immortalità dell’anima, si sono intrecciate tra studio, dialoghi ed esperienze.
Ipotesi e tesi da leggere curiosi e senza fretta, seduti sul divano.
Evoluzione storica della dialettica sull’immortalità dell’anima
In primis, è risultato che il dibattito sull’immortalità dell’anima ha attraversato i millenni, evolvendo da dogma teologico a oggetto di investigazione biofisica, filosofica e oltre, senza mai giungere a una verità assoluta.
Per costruire un’analisi “sostenibile”, il dibattito si è spinto oltre la fede, cercando punti di contatto tra la coscienza umana e le leggi che governano l’universo, con interessanti inserimenti delle dottrine Buddhiste o approfondimenti teologici che, intrecciati nello spazio-tempo di un’ipotetica eternità o nella fine del tutto, come un gioco delle tre carte, hanno riportato quasi per immagini il triunvirato corpo-spirito-anima sotto le luci mai spente di un’eterna ribalta.
Il Platonismo e gli sviluppi nel cristianesimo
In breve, l’idea dell’anima come “forma” o “informazione” ideale che preesiste al corpo materiale e ne è indipendente risale a Platone, poi adottata dal cristianesimo, dove il corpo ne è il contenitore, mentre l’anima sopravvive alla morte fisica, separandosi dal corpo.
Essa mantiene la coscienza e l’identità della persona (ciò che siamo stati), presentandosi a Dio per un giudizio personale. Il destino finale, atteso nella surrezione dei corpi, è la vita eterna in paradiso o la separazione da Dio. Un’esperienza di sopravvivenza dell’anima e di giudizio è accaduta al relatore di questa “inchiesta”, per ben due volte in casi di “premorte” (analoga a molti altri casi simili).
L’escatologico o la dottrina del destino finale.
Il termine escatologico deriva dal greco éschatos (“ultimo”) e lógos (“discorso” o “studio”) e si riferisce, in ambito teologico e filosofico, allo studio dei “tempi ultimi” o dei destini finali dell’essere umano e del cosmo, di ciò che accade dopo la morte e alla fine della “storia”.
Il destino dell’anima è il nucleo centrale della riflessione escatologica e riguarda il percorso spirituale dell’individuo dopo la fine della vita terrena. Una visione che varia a seconda di una visione cristiana, piuttosto che approcci filosofici/religiosi, oltre che gnostici. Molte interpretazioni moderne evidenziano la necessità di non separare nettamente l’anima dal corpo, parlando piuttosto di risurrezione dell’intera persona.
Il Paradigma dell’Informazione
In un’ottica contemporanea, l’anima è risultata come la “parvenza” che costituisce la nostra coscienza. Accettando il principio fisico secondo cui l’informazione non può essere distrutta (un principio di conservazione dell’energia), l’ipotesi di una “sopravvivenza” diventa percorribile. In questa prospettiva, la morte biologica non sarebbe la fine della coscienza, ma una transizione di stato: dal supporto organico del cervello a una forma di esistenza non locale o energetica.
La Meccanica Quantistica e la Non-Località
In questo caso la ricerca di “sostenibilità” è andata “oltre”. Modelli teorici, ipotizzano che la coscienza si origini da processi quantistici all’interno dei microtubuli neuronali. Se la coscienza ha una base quantistica, essa potrebbe non essere confinata nello spazio-tempo classico. Il fenomeno dell’entanglement (correlazione a distanza) suggerisce che l’essenza di un individuo possa essere legata a una struttura universale più ampia. In questo scenario, l’anima non sarebbe un’entità “magica”, ma una funzione fondamentale della realtà che preesiste e sopravvive alla materia densa.
L’Equilibrio tra Identità e Mutamento
Tuttavia, in tutti i casi citati, l’immortalità è risultata sostenibile solo se definiamo cosa sopravvive. Se l’anima è un accumulo di memoria e personalità, essa dipende strettamente dalle strutture biologiche. Se invece la intendiamo come “persistente contenitore di esperienza” o “osservatore primordiale”, la sua immortalità diventa più credibile. La sfida risiede nel capire se un’anima priva dei ricordi terreni possa ancora essere definita “nostra“.
Fonti e Riferimenti dell’Analisi sull’Immortalità
Ne è scaturito un confronto, quindi un’analisi e una ricerca sul Web, per un sunto che non si basa su una singola dottrina, ma sintetizza diverse correnti di pensiero per rendere l’ipotesi “sostenibile” nel contesto moderno in un vasto panorama che va dalla Fisica Teorica e Neuroscienza (l’Approccio Scientifico) alla filosofia della mente metafisica e al biocentrismo di Robert Lanza che usa la fisica quantistica per sostenere che la vita e la coscienza siano fondamentali per l’universo e che il tempo e lo spazio siano solo strumenti della nostra mente, rendendo la “morte” un’illusione dei sensi.
L’impermanenza: una voce alternativa tra le tante ancora nel cassetto
Dal tamtam su WhatsApp ne è scaturito il riverbero di altre anime. Nel buddismo non esiste un’”anima” eterna che trasmigra, bensì un flusso di coscienza influenzato dal Karma. Alla morte, questa energia mentale si reincarna in nuove forme di vita all’interno del Samsara. Il fine è liberarsi da questo ciclo, raggiungendo il Nirvana; stato di quiete assoluta.
In questa dottrina, l’impermanenza, è rivolta a ogni fenomeno fisico, mentale ed emozionale, che è in costante mutamento, transitorio e privo di un’entità perenne. Accettare che nulla dura per sempre aiuta a ridurre legami e sofferenze: che altro dire?
Dunque, dal tamtam su WhatsApp ne è scaturita un’interessante convergenza sul tema. Rimandando l’approfondimento sulla sorte del triunvirato corpo-spirito-anima per questioni di spazio, al tavolo degli invitati sulla sorte dell’anima, non poteva mancare l’Intelligenza Artificiale, che sembra sempre più amalgamarsi con l’intelligenza Artigianale che la creò.
La risposta di AI Overview è risultata semplice, concisa e molto “democratica”, forte di una conoscenza enciclopedica:
“Secondo le conoscenze attuali dell’intelligenza artificiale e della scienza computazionale, l’anima non è un concetto verificabile, né dimostrabile come un’entità immortale. L’IA opera su dati, algoritmi e logica materiale, mentre l’anima appartiene all’ambito metafisico, religioso o filosofico”.
“In sintesi, l’IA non possiede la conoscenza o gli strumenti per confermare l’immortalità dell’anima. Al contrario, l’IA propone una propria forma di “immortalità” basata sulla persistenza dei dati digitali, che è un concetto puramente tecnologico e funzionale, diverso dalla visione tradizionale spirituale”.
Una conclusione “artificiale e pragmatica ” decisamente interessante
Carlo Mariano Sartoris
*Articolo già pubblicato su Civico20News-La rivista online di Torino












































