Mary Shelley Frankenstein

Mary Shelley: vita, genio e misteri della scrittrice di Frankenstein.

1 Febbraio 2026 - 09:30--Anniversari, Curiosità, Primo piano-
Mary Shelley: vita, genio e misteri della scrittrice di Frankenstein.

Mary Shelley: Frankenstein, l’amore immortale per Percy e altri misteri

Mary Shelley scrive il romanzo che diventerà un classico della letteratura gotica, Frankenstein quando ha solo diciotto anni.

L’idea prende forma durante l’estate piovosa del 1816 sulle rive del lago di Ginevra. In una villa si ritrovano Lord Byron e altri spiriti inquieti, tra cui Mary, uniti dalla passione per la lettura, per le discussioni intellettuali e per i sogni.

Una sfida letteraria a chi inventa la storia più spaventosa, accende l’immaginazione di Mary.

Da quel gioco nascerà Frankenstein uno dei “mostri” letterari più famosi della letteratura moderna.

Il “libro delle perdite” di Mary Shelley

Mary Shelley coltiva un rapporto profondo con la memoria e con la morte. Innumerevoli episodi e abitudini che conosciamo della sua vita lo testimoniano.

E infatti. Mary teneva un “libro delle perdite”, dove annotava ogni amico o conoscente che moriva.

Questo “diario” potrebbe apparire come macabra abitudine, ma rivela invece una sensibilità poetica e lucida.

Custodire la perdita, trasferendola su carta e inchiostro, è per lei un atto di ribellione all’oblio della morte.

Un’eredità familiare ingombrante ma stimolante

Il 30 agosto 1797 nasceva a Londra Mary Wollstonecraft Godwin, che noi oggi conosciamo come Mary Shelley, la creatrice di Frankenstein.

È passata alla storia con il cognome del marito, il grande poeta inglese Percy Bysshe Shelley.

Ma Mary era una figlia d’arte. Sua madre era la filosofa Mary Wollstonecraft, considerata la fondatrice del femminismo liberale, e suo padre il grande saggista William Godwin.

La madre muore dandola alla luce. Il padre la educa secondo idee progressiste e liberali.

Mary cresce circondata da libri, dibattiti e curiosità intellettuale e questo formerà in lei un pensiero libero e fuori dagli schemi dell’epoca.

L’incontro con Percy Shelley

Nel 1814 Mary ha 15 anni e incontra il poeta Percy Shelley, che frequenta casa Godwin in quanto grande ammiratore di suo padre.

Lui ha 22 anni è sposato ed già padre. Tra i due nasce un’intesa immediata fatta di letture e discussioni.

Il padre di Mary tenta di fermare quella relazione per salvare la reputazione della figlia.

Ma l’attrazione cresce, gli incontri diventano segreti e avvengono sulla tomba della madre di Mary. Il cimitero si trasforma nel loro rifugio clandestino.

La fuga d’amore e l’inizio della vita insieme

Il 28 luglio 1814 Mary e Percy decidono di fuggire verso la Francia.

Attraversano la Manica sotto una violenta tempesta. Mary descrive quel viaggio nei suoi diari e nel 1817 pubblica quel resoconto come History of a Six Weeks’ Tour.

I due amanti sopravvissero al viaggio e, nel mese di febbraio seguente, Mary Shelley avrebbe dato alla luce una bambina che però muore dopo appena quindici giorni di vita. Il trauma della perdita segna profondamente Mary.

La coppia si mantiene in Francia e anche in giro per l’Europa, grazie alla cospicua eredità di un nonno di Percy. Ma per le loro famiglie di origine sono comunque due amanti clandestini, il padre di Mary non accetterà mai la situazione.

Frankenstein e l’estate con Lord Byron

Nel 1816 nasce il figlio William. Pochi mesi dopo la coppia raggiunge Lord Byron, grande amico di Percy, nella sua villa in Svizzera, sul lago di Ginevra.

Ed è qui che Mary Shelley ebbe l’intuizione per il suo libro capolavoro, Frankenstein.

Pare che l’ispirazione fosse venuta alla giovane scrittrice grazie a un gioco: in un lungo pomeriggio uggioso Lord Byron propone ai suoi ospiti di raccontare storie di fantasmi. Pare che suggestionata dall’atmosfera, già il mattino dopo Mary mostrò a tutti l’incipit del romanzo che l’avrebbe resa famosa.

Il libro viene poi pubblicato nel 1818 con una prefazione firmata proprio da Percy Shelley.

L’Italia e il destino che travolge

Nel novembre 1816 la moglie di Percy di suicida. Dopo il congruo periodo di lutto Percy sposa Mary, che diventa ufficialmente Mary Shelley.

Tuttavia, in Inghilterra i coniugi sono guardati con sospetto e i due si trasferiscono in Italia, a Firenze. Qui Percy ritrova ispirazione poetica e compone alcuni dei suoi lavori migliori e nasce la secondogenita Clara.

Ma il destino è in agguato. Nel giro dei due anni successivi muoiono i piccoli William e Clara. Nel 1819 nasce Percy Florence, l’unico erede Shelley che avrebbe raggiunto l’età adulta.

La morte di Percy Shelley

E accade l’impensabile. Nel luglio del 1822 la coppia è in vacanza in Liguria. Percy decide di partire in barca in compagnia dell’amico poeta Edward Williams per raggiungere Livorno, dove li attendeva Lord Byron. La goletta viene travolta da una tempesta e muoiono entrambi.

Mary Shelley viene avvertita molto tempo dopo, a distanza di mesi, con una lettera.

Il corpo del poeta inglese venne sepolto nel cimitero acattolico di Roma.

Ma il cuore di Percy rimase a Mary, poeticamente e realmente.

Mary Shelley e il cuore di Percy

Dopo la morte del marito Mary Shelley si dedicò alla cura della sua eredità letteraria.

Raccolse e curò le poesie di Percy e scrisse anche la sua biografia. Al contempo si dedica all’unico figlio che le era rimasto, Percy Florence.

Negli ultimi anni della sua vita Mary Shelley iniziò a soffrire di una paralisi progressiva, probabilmente a causa del tumore al cervello che l’avrebbe condotta alla morte a soli cinquantaquattro anni il 1° febbraio 1851.

Un anno dopo la morte di Mary, Percy Florence aprì lo scrigno che la madre teneva sulla scrivania.

All’interno c’era una delle ultime poesie di Percy, Adonais, Elegia sulla morte di John Keats. Ma nello scrigno c’erano anche, custoditi in un involucro di seta, i resti mummificati del cuore di Percy.

Mary aveva tenuto il cuore di Percy sulla sua scrivania per oltre trent’anni, a testimoniare un amore devoto e immortale.

Quando la realtà, di una straordinaria storia d’amore, supera la fantasia della letteratura

Ma è possibile che Mary Shelley avesse potuto avere in custodia il cuore di Percy?

Secondo quanto riportano varie fonti storiche, nell’Ottocento era usanza piuttosto comune quella di conservare per ricordo i resti umani di un caro defunto. La moglie di Napoleone aveva fatto lo stesso con il cuore del marito.

Si narra che, alla morte di Percy Florence, il cuore del padre fu sepolto con lui.

Laura Persico Pezzino

 

 

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