Perdere il nostro amico pet: se la mancanza diventa gratitudine.

Il Natale e il lutto per un animale. Arriva il periodo dell’anno che, per molti, è il più complesso da attraversare.
Mentre il periodo delle festività natalizie viene raccontato come un tempo di gioia e spensieratezza, c’è chi sente invece affiorare una solitudine più profonda.
È proprio in questi giorni che la mancanza degli affetti si fa più evidente. E questo vale anche per chi ha dovuto dire addio al proprio compagno animale, presenza costante diventata famiglia.
Quel senso di vuoto, però, non nasce sempre solo dall’assenza. Spesso è alimentato dal confronto continuo con immagini a cui siamo sottoposti. Famiglie perfette, case illuminate, tavole imbandite. Scene che sembrano raccontare un Natale felice per tutti, tranne che per noi. Ma sono immagini costruite, frutto di un linguaggio pubblicitario che associa la felicità a uno scenario patinato, non per tutti raggiungibile.
L’assenza, il vuoto e lo scintillio del mondo esterno
La realtà talvolta è diversa. Molte persone, proprio in questo periodo, sentono più forte la mancanza. Solo che non si vede. Non fa rumore.
Così può succedere che, mentre stiamo addobbando il nostro albero o allestiamo la casa di luci scintillanti, qualcosa ci colpisca all’improvviso. Uno sguardo che cade su una cuccia vuota, un gesto abituale che non trova più risposta. E quel vuoto, inaspettato, si fa feroce.
È una sensazione che arriva senza chiedere permesso.
E so che chi legge si riconoscerà, sentirà quel nodo salire dal petto alla gola.
Ma questo articolo non nasce per cercare lacrime facili. Vuole essere piuttosto un punto di partenza per una riflessione sincera. Perché a Natale tutto sembra amplificarsi: la gioia, certo, ma anche il vuoto.
Ed è proprio lì, in quello spazio amplificato, che possiamo scegliere come guardare al nostro dolore.
Quando il Natale amplifica il vuoto
A volte la mente è davvero strana: ci incastra nei pensieri infelici e ci convince che la nostra vita sia la condensazione dell’infelicità. In quello spazio i dolori emergono e la maledizione del lutto si compie. Ma il lutto, se ci pensiamo, è proprio la prova che abbiamo amato tanto. È l’amore che non sa più dove andare e allora si trasforma in nostalgia.
Non è una debolezza, ma è un atto d’amore che continua, anche quando il nostro compagno di vita non c’è più.
Dal “non c’è più” al “c’è stato”: un cambio di sguardo possibile
E se invece di pensare alla tristezza di non avere più Ciccio, Romeo o Pallina, ci concentrassimo sulle risate che ci facevano fare ogni volta che combinavano un disastro? Se riuscissimo ad ancorarci alle risate che i loro giochi (e i relativi pasticci) ci provocavano forse quel dolore e quel nodo alla gola potrebbero diventare meno opprimenti.
L’eredità meravigliosa che ogni animale lascia
Ciascun animale che è passato nella nostra vita ci ha lasciato un dono meraviglioso, non solo per Natale, ma per ogni giorno dell’anno. Ci ha concesso il privilegio di imparare cosa vuol dire amare in maniera pura. Ci ha concesso la gioia di assistere alle sue buffe performance da giocoliere funambolo.
E tutto questo non svanisce. Resta. Cambia forma, ma resta.
Un grazie sotto l’albero
Quindi, questo Natale, anche se siamo tentati di lasciarci andare alla malinconia, proviamo invece a pensare a tutti i bei momenti che i nostri animali ci hanno regalato e sotto l’albero mettiamo un piccolo biglietto con scritto “Grazie”. Loro se lo meritano e a noi fa bene al cuore.
Giovanna Gay
Il Natale e il lutto per un animale. Arriva il periodo dell’anno che, per molti, è il più complesso da attraversare.
Mentre il periodo delle festività natalizie viene raccontato come un tempo di gioia e spensieratezza, c’è chi sente invece affiorare una solitudine più profonda.
È proprio in questi giorni che la mancanza degli affetti si fa più evidente. E questo vale anche per chi ha dovuto dire addio al proprio compagno animale, presenza costante diventata famiglia.
Quel senso di vuoto, però, non nasce sempre solo dall’assenza. Spesso è alimentato dal confronto continuo con immagini a cui siamo sottoposti. Famiglie perfette, case illuminate, tavole imbandite. Scene che sembrano raccontare un Natale felice per tutti, tranne che per noi. Ma sono immagini costruite, frutto di un linguaggio pubblicitario che associa la felicità a uno scenario patinato, non per tutti raggiungibile.
L’assenza, il vuoto e lo scintillio del mondo esterno
La realtà talvolta è diversa. Molte persone, proprio in questo periodo, sentono più forte la mancanza. Solo che non si vede. Non fa rumore.
Così può succedere che, mentre stiamo addobbando il nostro albero o allestiamo la casa di luci scintillanti, qualcosa ci colpisca all’improvviso. Uno sguardo che cade su una cuccia vuota, un gesto abituale che non trova più risposta. E quel vuoto, inaspettato, si fa feroce.
È una sensazione che arriva senza chiedere permesso.
E so che chi legge si riconoscerà, sentirà quel nodo salire dal petto alla gola.
Ma questo articolo non nasce per cercare lacrime facili. Vuole essere piuttosto un punto di partenza per una riflessione sincera. Perché a Natale tutto sembra amplificarsi: la gioia, certo, ma anche il vuoto.
Ed è proprio lì, in quello spazio amplificato, che possiamo scegliere come guardare al nostro dolore.
Quando il Natale amplifica il vuoto
A volte la mente è davvero strana: ci incastra nei pensieri infelici e ci convince che la nostra vita sia la condensazione dell’infelicità. In quello spazio i dolori emergono e la maledizione del lutto si compie. Ma il lutto, se ci pensiamo, è proprio la prova che abbiamo amato tanto. È l’amore che non sa più dove andare e allora si trasforma in nostalgia.
Non è una debolezza, ma è un atto d’amore che continua, anche quando il nostro compagno di vita non c’è più.
Dal “non c’è più” al “c’è stato”: un cambio di sguardo possibile
E se invece di pensare alla tristezza di non avere più Ciccio, Romeo o Pallina, ci concentrassimo sulle risate che ci facevano fare ogni volta che combinavano un disastro? Se riuscissimo ad ancorarci alle risate che i loro giochi (e i relativi pasticci) ci provocavano forse quel dolore e quel nodo alla gola potrebbero diventare meno opprimenti.
L’eredità meravigliosa che ogni animale lascia
Ciascun animale che è passato nella nostra vita ci ha lasciato un dono meraviglioso, non solo per Natale, ma per ogni giorno dell’anno. Ci ha concesso il privilegio di imparare cosa vuol dire amare in maniera pura. Ci ha concesso la gioia di assistere alle sue buffe performance da giocoliere funambolo.
E tutto questo non svanisce. Resta. Cambia forma, ma resta.
Un grazie sotto l’albero
Quindi, questo Natale, anche se siamo tentati di lasciarci andare alla malinconia, proviamo invece a pensare a tutti i bei momenti che i nostri animali ci hanno regalato e sotto l’albero mettiamo un piccolo biglietto con scritto “Grazie”. Loro se lo meritano e a noi fa bene al cuore.
Giovanna Gay















































































