Rosie Grant e le ricette sulle lapidi.

Un cimitero può diventare anche uno spazio di racconto, memoria e sorprendente creatività.
Lo dimostra la storia di Rosie Grant, studentessa trentatreenne e aspirante archivista.
Rosie è diventata virale su TikTok grazie a un’idea insolita ma, a quanto pare, geniale per i frequentatori del web: cucinare le ricette incise sulle lapidi dei cimiteri.
Dalla passione per gli archivi al “ghostlyarchive”
Tutto inizia durante il lockdown.
Rosie Grant, come molte persone, scopre la cucina casalinga e apre un profilo TikTok.
In quello stesso periodo sta svolgendo uno stage al Congressional Cemetery di Washington DC, uno dei cimiteri più antichi degli Stati Uniti.
È il suo professore a suggerirle di usare i social per documentare il tirocinio.
Nasce così “ghostlyarchive”, un vero e proprio archivio “fantasma” dedicato a storie e memorie incise sulle lapidi.
L’algoritmo fa il resto.
Nel giro di pochi mesi il profilo esplode, intercettando una comunità già molto attiva: il cosiddetto “TikTok dei cimiteri”.
Tafofili, dolci e una nicchia diventata virale
Grant scopre un mondo vastissimo.
Sono i “tafofili”, appassionati di cimiteri, lapidi e rituali funebri.
Rosie compie però un passo ulteriore.
Decide di unire questo pubblico con un altro universo amatissimo su TikTok: quello delle ricette e dei dolci.
La svolta arriva a Brooklyn.
Sulla lapide di Naomi Odessa Miller-Dawson trova incisa una semplice lista di ingredienti per biscotti spritz.
Rosie li prepara, filma tutto e pubblica il video.
Il risultato è sorprendente: oltre 80mila like e più di 400mila visualizzazioni.
La chiusura è un gioco di parole diventato iconico: “They’re to die for”, cioè: sono buoni da morire.
Le ricette dei defunti come patrimonio culturale
Da quel momento inizia una vera ricerca.
Rosie Grant individua ricette incise sulle lapidi in diversi luoghi degli Stati Uniti e anche in Israele.
Prepara biscotti natalizi, pane ai datteri, torte alle pesche, snickerdoodle, torta ai mirtilli, salsa al formaggio e persino il famoso fudge di Martha Kathryn “Kay” Kirkham Andrews, che la spinge a viaggiare fino a Logan, nello Utah.
Le lapidi censite finora si trovano a New York, Iowa, Alaska, Louisiana, California, Utah, Washington e Israele.
Rosie Grant ne ha visitate solo tre, ma il suo obiettivo è raggiungerle tutte.
Donne, memoria e cucina come eredità
Spesso le ricette che Rosie ha trovato sulle lapidi sono incomplete, mancano i tempi di cottura o le temperature del forno.
Ma è proprio qui che accade la magia. Nei commenti dei suoi post intervengono i discendenti dei defunti, che le svelano segreti di famiglia e per preparare il piatto proprio come lo faceva la defunta.
Nulla di macabro e morboso, anzi. Dietro questa raccolta di ricette c’è una memoria lieve e dolce.
Molte delle persone che hanno scelto di far incidere un ricetta sulla propria lapide erano famose in vita proprio per quella specialità. Il lasciare ai posteri la ricetta preferita è un modo per continuare a condividere con i vivi il piacere della convivialità.
In fondo è un’eredità tangibile, si può assaggiare. E crea un legame che resta fino a quando ci sarà qualcuno a mescolare proprio quegli ingredienti.
Dietro ogni ingrediente inciso sulla pietra c’è la vita di una donna: una sopravvissuta all’Olocausto, una dipendente delle poste, una donna vissuta in Alaska.
Rosie Grant non si limita a realizzare delle ricette scoperte per caso.
Raccoglie storie, restituisce voce ai nomi incisi su una lapide e trasforma i cimiteri in archivi di vita quotidiana.
Nel suo progetto, il cibo diventa un atto di memoria condivisa.
Un modo delicato e contemporaneo per ricordare una vita vissuta.
Laura Persico Pezzino
















































