Rubrica Tecnica Tossani #05: Parliamo del danno biologico-psichico
Danno biologico-psichico da lutto: quando la sofferenza diventa lesione risarcibile
Nel panorama dei danni non patrimoniali conseguenti alla morte di una persona, il risarcimento non si limita al danno morale da lutto.
Quest’ultimo riguarda la sofferenza interiore per la perdita del congiunto ed è noto anche come danno da perdita del rapporto parentale.
Tuttavia, accanto a questa voce possono emergere ulteriori profili di danno.
Si tratta di ipotesi più specifiche che meritano un’attenta valutazione giuridica e medico-legale.
Tra queste assume particolare rilievo il danno biologico psichico.
Quando il dolore si trasforma in patologia
Il danno biologico psichico si configura quando la sofferenza per la perdita di una persona cara non resta entro limiti fisiologici.
Con il trascorrere del tempo, infatti, il dolore può degenerare in una vera e propria lesione psichica.
In questi casi non si parla più di reazione emotiva comprensibile, ma di patologia clinicamente accertabile.
La Corte di Cassazione equipara da anni la lesione psichica al danno biologico.
Ciò significa che essa è risarcibile al pari di qualsiasi altra lesione dell’integrità psicofisica.
Possono manifestarsi depressione, ansia cronica o attacchi di panico.
Tali condizioni devono però essere oggetto di una rigorosa valutazione specialistica.
I tempi e l’importanza della prova medico-legale
La quantificazione di questo danno non è immediata.
La scienza medico-legale indica che la valutazione è attendibile solo dopo diversi mesi dall’evento.
Generalmente occorrono almeno otto, nove o dieci mesi, talvolta un anno.
In questa fase uno specialista deve accertare che i sintomi non rappresentino solo la normale elaborazione del lutto.
Occorre dimostrare la trasformazione del dolore in una stabile lesione psichica.
Per questo motivo il patrocinatore deve valutare con attenzione la situazione del proprio assistito.
Trascurare questa voce di danno può comportare la perdita di un diritto rilevante.
Un’analisi tempestiva e approfondita può invece garantire una tutela piena e adeguata.


























































