Seduto in quel caffè io non pensavo a te!

27 Settembre 2016 - 17:45--Attualità-
Seduto in quel caffè io non pensavo a te!

2014Vi sono molti modi per ironizzare con la morte, immaginando che sia dotata anch’essa di un certo senso dell’umorismo e che non disdegni la creatività degli artisti. Gli “epitaffi” di Gianni Maria Tessari sono giochi di pennello e della mente dedicati a un appuntamento senza data che, anche quando è tardi da un punto di vista anagrafico, arriva sempre troppo presto, e spesse volte sopraggiunge quando meno ce lo si aspetta. Tessari è un artista a tutto tondo: pittore, scrittore, ex musicista. È la comunanza di queste arti che converte perspicaci immagini e taglienti frasi a darsi appuntamento in un giorno e in un luogo presi in giocoso prestito dal mondo della musica.

gianniScherzando quindi con le date e con ironia, compagna di una multiforme, trentennale opera pittorica, l’artista ha scelto il 29 settembre come giorno per un vernissage che si richiama all’omonima canzone che tutti conosciamo. “Seduto in quel caffè io non pensavo a te’’: questa intramontabile frase con la quale inizia “29 settembre”, celeberrima canzone dell’Equipe 84, è il titolo della Mostra, gioco di parole adoperate in altro senso, non riferite a una Donna, ma ad una Entità plausibile che non viene descritta, ma lasciata intuire tra i soggetti delle opere.

tessariIl luogo dove la mostra stessa viene esposta, il Bardot Art Café di Torino, diventa teatro dell’attesa; il tutto legato da un “filo rosso” che passa attraverso quadri che riproducono e che elaborano con la pittura alcune fotografie di “Epitaffi” stampati su tela (opere appartenenti all’ampio e articolato progetto “Vie Oscure” dedicato al mondo dell’Oltre). L’intento è quello di creare l’atmosfera di una sottile “festa dissacratoria” nei confronti di “Sorella morte” e, per ribadire l’artistico, bonario motteggio, gustarsela… seduti in quel caffè… in cui non pensare a Lei. L’inaugurazione, dunque e ovviamente, è il 29 settembre alle ore 19, ma gli “Epitaffi” e un paio di opere della collezione “Aspettando Dio” rimarranno esposti a lungo. Pare che persino nell’aldilà vi sia sempre un buon momento per dedicarsi senza fretta a una piacevole pausa caffè.

Carlo Mariano Sartoris

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