Testamento e animali: cosa prevede la legge italiana

Si possono lasciare i propri beni agli animali in Italia?
Testamento a favore degli animali. Sempre più persone si chiedono se sia possibile?
La sensibilità verso il benessere animale cresce e molti desiderano garantire un futuro sicuro ai propri compagni a quattro zampe anche dopo la morte. Ma cosa prevede la legge italiana? È davvero possibile fare testamento a favore di un animale?
I casi più noti di lasciti a favore degli animali
Non è raro che persone facoltose o particolarmente legate agli animali scelgano di destinare parte del proprio patrimonio ad associazioni animaliste. Un esempio recente riguarda Alice Kessler e Hellen Kessler, scomparse il 17 novembre scorso dopo aver scelto il suicidio assistito. Le due sorelle hanno lasciato una parte della loro eredità a Gut Aiderbichl, organizzazione che gestisce sei rifugi in Europa e ospita oltre 9.000 animali salvati da maltrattamenti o situazioni di pericolo.
Altri casi hanno coinvolto enti pubblici, come il Comune di Firenze, destinatario di fondi per la riqualificazione del canile municipale, oppure vicende private diventate mediatiche, come quella del Pastore Tedesco Gunther e della fondazione che ne amministra il patrimonio.
Questi esempi, però, non significano che gli animali possano ereditare direttamente.
Gli animali possono essere eredi? Cosa dice la legge
In Italia gli animali non sono soggetti di diritto. Questo rappresenta il punto di partenza imprescindibile. Nonostante la modifica dell’articolo 9 della Costituzione nel marzo 2021 abbia rafforzato la tutela degli animali, il nostro ordinamento non li riconosce ancora come titolari di diritti soggettivi in ambito successorio.
Il Codice Civile disciplina con precisione la materia ereditaria. Il testatore può disporre liberamente solo della cosiddetta “quota disponibile”, ossia la parte del patrimonio che non rientra nella quota di legittima riservata per legge agli eredi legittimi (coniuge, figli, ascendenti).
La quota disponibile può essere destinata esclusivamente a:
- persone fisiche;
- associazioni riconosciute;
- enti;
- fondazioni.
Un animale, quindi, non può essere indicato come erede diretto.
La quota disponibile e i limiti alla libertà testamentaria
Non tutto il patrimonio può essere assegnato liberamente. La legge tutela gli eredi legittimari riservando loro una porzione obbligatoria dell’eredità. Solo la parte residua può finanziare cause benefiche, associazioni animaliste o altri soggetti scelti dal testatore.
Chi desidera sostenere il benessere animale può quindi destinare la quota disponibile a un ente che si occupa di tutela e protezione, assicurando così un impatto concreto.
Clausole per garantire cura al proprio animale domestico
Esiste però una soluzione molto utilizzata da chi vuole proteggere il proprio animale domestico. L’avvocato Salvatore Cappai, esperto di diritti animali, ha spiegato che il testatore può imporre un onere all’erede universale, obbligandolo a prendersi cura dell’animale per tutta la durata della sua vita.
Questa clausola accessoria crea un vero obbligo giuridico. Se l’erede non rispetta l’onere, rischia di perdere il beneficio ricevuto.
Un meccanismo simile si realizza anche con il legato testamentario. In questo caso il testatore assegna un bene specifico, ad esempio una villa, a un soggetto determinato, imponendogli contestualmente l’obbligo di accudire gli animali dello scomparso.
In Italia non si possono lasciare beni direttamente agli animali, ma la legge offre strumenti efficaci per tutelarli indirettamente. Attraverso la quota disponibile, i lasciti a enti animalisti e le clausole con onere, chiunque può garantire protezione e cure ai propri animali anche dopo la propria morte. Pianificare con attenzione il testamento consente di trasformare un gesto d’amore in una tutela concreta e legalmente valida.
Laura Persico Pezzino

































































