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14 settembre 2004: addio alla celestiale voce di Giuni Russo

14 Settembre 2026 - 08:30--Anniversari, Primo piano-
14 settembre 2004: addio alla celestiale voce di Giuni Russo

Giuni Russo: voce e personalità uniche e irripetibili

Il 14 settembre 2004 moriva a Milano, dopo una lunga malattia, Giuni Russo interprete e autrice raffinata dalla voce unica e quasi soprannaturale.
Aveva 53 anni e lasciava un patrimonio musicale molto più ampio dei successi che l’avevano resa popolare.
Giuni Russo possedeva una voce straordinaria, caratterizzata da un’estensione di quasi cinque ottave.
Passava con naturalezza dai toni più profondi agli acuti da soprano, sperimentando registri, colori e soluzioni vocali difficili da imitare.
Quella voce, oltre a essere una qualità tecnica, esprimeva una costante ricerca artistica, umana e spirituale.

L’infanzia a Palermo e l’esordio come Giusy Romeo

Giuni Russo nasce a Palermo il 7 settembre 1951 con il nome di Giuseppa Romeo.
Cresciuta nel quartiere popolare di Borgo Vecchio, in una famiglia numerosa, scopre la passione per il canto molto presto.
Da bambina partecipò a diversi concorsi e mostrò già una personalità decisa.
Nel 1968, a soli 16 anni, debuttò al Festival di Sanremo con lo pseudonimo di Giusy Romeo.
Presentò il brano “No amore”, ma non raggiunse la finale.
Quell’esperienza segnò comunque l’inizio del suo lungo viaggio nella musica.
Poco dopo si trasferì a Milano, dove incontrò Maria Antonietta Sisini.
Tra le due nacque un sodalizio umano e artistico destinato a durare per tutta la vita.
Maria Antonietta divenne autrice, compositrice e punto di riferimento fondamentale nel percorso della cantante.

Il successo travolgente di “Un’estate al mare”

Dopo alcuni tentativi discografici, Giuni Russo incontrò Franco Battiato e Giusto Pio.
La collaborazione produsse nel 1981 l’album “Energie”, un lavoro innovativo che valorizzava pienamente le sue capacità vocali.
Il grande successo arrivò nell’estate del 1982 con “Un’estate al mare”.
Franco Battiato e Giusto Pio firmarono una canzone destinata a entrare nella storia della musica leggera italiana.
Il brano conquistò il pubblico grazie alla melodia immediata, al testo ironico e all’inconfondibile imitazione vocale del verso dei gabbiani.
“Un’estate al mare” divenne un classico, ma il successo finì anche per imprigionare Giuni Russo nell’immagine della cantante estiva.
Ma lei non voleva ripetere all’infinito quella formula.
Desiderava esplorare il jazz, la musica elettronica, la lirica, la tradizione mediterranea e la canzone d’autore.
Nel 1986 pubblicò “Alghero”, altro celebre brano legato all’estate e al mare.
La canzone confermò la sua popolarità, ma accentuò la distanza tra le richieste dell’industria discografica e le sue aspirazioni.

La scelta della libertà contro le regole del mercato

Giuni Russo difese con determinazione la propria autonomia.
Rifiutò di costruire una carriera fondata esclusivamente sui tormentoni e scelse una strada più difficile.
Questa decisione provocò contrasti con le case discografiche e ridusse la sua presenza nei circuiti commerciali.
L’artista continuò comunque a sperimentare.
Nel corso degli anni interpretò testi colti, melodie orientali, composizioni d’avanguardia e pagine della tradizione sacra.
La sua voce diventò uno strumento libero, capace di muoversi tra musica popolare e ricerca contemporanea.
Album come “A casa di Ida Rubinstein” mostrarono il suo interesse per la musica classica e per le composizioni da camera.
Giuni Russo trasformò celebri romanze e arie in esperienze vocali personali, senza rinunciare alla propria identità.

La spiritualità e l’incontro con le Carmelitane Scalze

Dalla fine degli anni Ottanta, Giuni Russo approfondì la ricerca spirituale.
Si avvicinò alle opere di San Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila. E frequenta anche il monastero delle Carmelitane Scalze di Milano.
Questo cammino spirituale influenzò profondamente la sua musica.
Il canto assunse un carattere sempre più contemplativo e divenne uno strumento per indagare il mistero dell’esistenza.
Nel 2003 tornò al Festival di Sanremo con “Morirò d’amore”.
Il brano raccontava con intensità una passione che superava la dimensione sentimentale e raggiungeva un significato spirituale.
Giuni Russo affrontò quella esibizione mentre combatteva già contro la malattia.
La sua interpretazione conquistò il pubblico e ottenne il premio per il miglior arrangiamento.

La scelta di riposare accanto alle Carmelitane Scalze dopo la morte

Quando Giuni si ammalerà e capirà che non le resta molto da vivere, comincia a chiedersi, con una certa serenità, dove le piacerebbe essere sepolta.
Nella Sicilia nativa, nella Sardegna elettiva, oppure a Milano, dov’è un altro pezzo della sua vita?
E sceglie di essere seppellita accanto alle Carmelitane Scalze. Le Carmelitane, a sorpresa, accettano.
Come verrà spiegato al funerale da una consorella, Giuni, in fondo, è stata una carmelitana, ovvero “una persona che col canto (carmen) aveva rallegrato (laetato) gli animi di tutti i fratelli”.
Lascia il mondo terreno il 14 settembre 2004 e le sue spoglie mortali riposano al Cimitero Maggiore di Milano, fra le altre Carmelitane Scalze.

La sua voce, invece, la ritroviamo dove è sempre stata… nell’alto dei cieli.

Laura Persico Pezzino

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