19 gennaio 2016. Muore il regista Ettore Scola.

Il 19 gennaio 2016 si spegne a Roma Ettore Scola, uno dei grandi maestri del cinema italiano del Novecento.
Regista, sceneggiatore e intellettuale, Scola racconta per oltre mezzo secolo l’Italia che cambia, osservandone vizi, speranze e contraddizioni con uno sguardo lucido e mai indulgente.
Dalla satira alla memoria collettiva
Ettore Scola nasce il 10 maggio 1931 a Trevico, in provincia di Avellino.
Si trasferisce presto a Roma, dove inizia a collaborare con riviste satiriche e a scrivere per il cinema.
Lavora come sceneggiatore per commedie di grande successo prima di passare alla regia negli anni Sessanta.
Fin dall’inizio, il suo cinema unisce ironia, impegno civile e attenzione ai personaggi.
Un autore centrale del cinema italiano
Negli anni Settanta e Ottanta firma alcuni dei film più rappresentativi della storia cinematografica italiana.
Racconta il fascismo, il dopoguerra, la crisi della borghesia e le trasformazioni sociali con uno stile riconoscibile e personale.
Collabora con attori simbolo come Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman e Sophia Loren.
Opere come “C’eravamo tanto amati” e “Una giornata particolare” diventano strumenti di lettura della storia italiana, capaci di parlare anche al pubblico internazionale.
Un cinema politico e umano
Ettore Scola non separa mai la dimensione privata da quella collettiva.
Il suo cinema riflette sul potere, sulla memoria e sulle responsabilità individuali.
Anche quando affronta temi drammatici, mantiene una profonda attenzione per l’umanità dei personaggi.
Negli ultimi anni si dedica anche al documentario e all’animazione, continuando a interrogarsi sul ruolo della cultura e dell’impegno intellettuale.
La morte e l’ultimo saluto
Ettore Scola muore il 19 gennaio 2016 all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia.
La notizia suscita un cordoglio diffuso nel mondo della cultura e dello spettacolo.
I funerali si svolgono a Roma in forma laica, nel rispetto della sua visione del mondo.
Al suo addio partecipano colleghi, artisti, istituzioni e cittadini comuni.
Con la sua scomparsa, il cinema italiano perde una voce critica, capace di raccontare il Paese senza retorica e senza sconti.



































































