Case Funerarie in Abruzzo, tra business, diritti e sentenze.

Case Funerarie in Abruzzo, tra business, diritti e sentenze: perché il Tar dice no alla ghettizzazione
Il modo di salutare i propri cari sta cambiando anche in Abruzzo.
Accanto alle tradizionali camere mortuarie e alle abitazioni private, crescono le Case Funerarie, strutture moderne ispirate al modello americano delle Funeral Home, pensate per offrire alle famiglie spazi riservati, servizi completi e tempi più distesi per l’ultimo saluto.
Secondo gli ultimi dati, in Abruzzo sono attive 49 Case Funerarie, distribuite in modo non uniforme sul territorio.
Il primato spetta al Teramano con 18 strutture, seguito dalla provincia di Pescara con 14, dall’Aquila con 12 e dal Chietino con 5.
Un numero destinato a crescere, ma non senza resistenze e conflitti istituzionali.
Una legge regionale che apre al mercato
Le case funerarie sono consentite dalla legge regionale Abruzzo n. 41 del 2012, che disciplina un modello di servizio “chiavi in mano” ormai sempre più richiesto.
La norma stabilisce però criteri precisi.
Le strutture non possono sorgere a meno di 800 metri da presidi sanitari e socio-sanitari residenziali, né a meno di 50 metri da cimiteri e crematori.
Sono inoltre richiesti almeno 12 posti auto, più quelli riservati ai disabili, e tempi certi per il rilascio delle autorizzazioni comunali, fissati in 90 giorni.
È proprio su questo punto che, in molti casi, nasce lo scontro tra imprese e amministrazioni locali.
Il caso Mozzagrogna e la sentenza del Tar
Emblematico è il caso di Mozzagrogna, piccolo Comune del Chietino.
Nell’ottobre 2024 il consiglio comunale modifica il regolamento edilizio, limitando la possibilità di realizzare Case Funerarie alle sole zone D2, destinate ad alberghi, villaggi turistici e case di riposo.
Una scelta che arriva dopo la promessa di vendita di un immobile a un’impresa funebre intenzionata ad aprire una nuova struttura.
Il provvedimento viene impugnato davanti al Tar di Pescara, che boccia l’operato del Comune.
Secondo i giudici, le case funerarie non possono essere “ghettizzate”.
La legge regionale, infatti, prevede una compatibilità tendenziale su tutto il territorio comunale, salvo eccezioni motivate da ragioni igienico-sanitarie, ambientali o urbanistiche particolarmente stringenti.
Nel caso di Mozzagrogna, tali motivazioni non sono state ritenute sufficienti.
Il Comune è stato quindi condannato anche al pagamento di 3.000 euro di spese legali.
Resta aperta la possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato, ma il principio affermato dal Tar segna un precedente importante.
Un settore che cresce e si struttura
Al di là dei contenziosi, il comparto funerario in Abruzzo mostra numeri significativi.
Secondo i dati di Unioncamere – InfoCamere aggiornati a giugno 2025, nella regione operano 270 Imprese Funebri, in lieve calo rispetto al 2019.
A diminuire è il numero delle aziende, ma crescono gli addetti, oggi almeno 1.183, con un incremento del 7,7%.
Un dato che racconta un settore in trasformazione.
Sempre più imprese abbandonano la dimensione artigianale per assumere forme societarie più strutturate.
Le società di capitali aumentano del 30%, mentre calano imprese individuali e società di persone.
È il segno di un mercato che investe, diversifica e punta su servizi innovativi come le case funerarie.
Abruzzo tra le regioni con più alta densità di imprese
Nel confronto nazionale, l’Abruzzo si distingue per una densità molto elevata di imprese funebri.
Con una ditta ogni 4.600 residenti, la regione supera persino territori storicamente forti come la Sicilia.
Un dato che conferma quanto il settore sia centrale non solo dal punto di vista sociale, ma anche economico.
Tra accoglienza e resistenze culturali
Le case funerarie rappresentano oggi una risposta concreta ai bisogni delle famiglie.
Offrono luoghi neutri, decorosi e funzionali, spesso preferiti alle abitazioni private o alle strutture ospedaliere.
Eppure, continuano a scontrarsi con resistenze culturali e politiche, legate alla paura di “portare la morte” nei centri abitati.
La sentenza del Tar di Pescara ribadisce un principio chiave.
La morte fa parte della vita e i servizi che la accompagnano non possono essere confinati o stigmatizzati.
Nel rispetto delle regole, le case funerarie sono attività legittime, compatibili con il tessuto urbano e con una società che cambia.
Un messaggio destinato a pesare non solo in Abruzzo, ma in tutta Italia.
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