La tomba vuota di Dante: il segreto nascosto per secoli

Il mistero delle ossa di Dante tra Ravenna e Firenze
La tomba di Dante è il sepolcro in stile neoclassico del Sommo Poeta, morto nel 1321, eretto presso la Basilica di San Francesco a Ravenna. Sul letto di morte Dante Alighieri volle essere vestito col saio francescano e scelse come luogo di sepoltura proprio il convento dei Frati Minori Francescani di Ravenna. I solenni funerali furono celebrati nella loro chiesa e il corpo del poeta trovò inizialmente sepoltura nel cimitero attiguo alla chiesa chiamato secondo la tradizione Quadrarco di Braccioforte.
Dopo alcuni anni i fiorentini iniziarono a reclamare le spoglie del loro illustre concittadino. Senza successo.
Il tentativo di Firenze e l’intervento di Papa Leone X
Nel 1519, Papa Leone X decide di riportare Dante a Firenze una volta per tutte.
La città natale vuole riprendersi i resti di Dante per ragioni politiche, culturali e simboliche.
I delegati papali arrivano a Ravenna con un ordine ufficiale.
Ma quando aprono il sarcofago lo trovano vuoto. I frati francescani avevano agito molto tempo prima.
Avevano praticato un foro nel muro del chiostro, e nel sarcofago, e avevano prelevato i resti del poeta.
Non cercavano profitto. Difendevano un’eredità morale. Semplicemente Ravenna non voleva cedere Dante a Firenze.
Il lungo silenzio delle ossa nascoste
Le ossa restano così nascoste per oltre centocinquant’anni custodite gelosamente dai frati.
Nel 1677, il priore del convento Antonio Santi le sistema in una cassetta di legno, sulla quale incide una frase in latino: “Dantis ossa a me Fra Antonio Sarti hic posita anno 1677 die 18 octobris”. Una testimonianza silenziosa, lasciata dentro un muro.
Nel 1810, le leggi napoleoniche impongono la soppressione degli ordini religiosi.
I frati devono abbandonare il convento.
Prima di partire, murano nuovamente la cassa nel Quadrarco di Braccioforte. E le ossa spariscono di nuovo.
La scoperta casuale che cambia la storia
Per cinquantacinque anni nessuno cerca i resti. Nessuno sa dove si trovano.
Nel 1865 vengono avviati i lavori di restauro dell’area sepolcrale in vista del sesto centenario della nascita del poeta.
Il muratore Pio Feletti rompe una parete, trova una cassetta.
Pensa a un tesoro nascosto. In un certo senso, lo è davvero.
L’iscrizione fatta dal priore Sarti nel 1677 ne svela e conferma il contenuto.
Il riconoscimento ufficiale e il cenotafio di Firenze
Il 6 giugno 1865, un atto notarile certifica il ritrovamento.
Lo scheletro viene ricomposto con dei fili d’argento e sistemato su un cuscino di raso in un’urna di cristallo. L’urna viene esposta al pubblico per tre giorni. Successivamente le ossa tornano nel tempietto costruito nel 1778 dall’architetto ravennate Camillo Morigia.
I resti vengono trasferiti in una nuova cassa di ferro.
Nel frattempo, Firenze aveva già costruito un monumento simbolico: nella Basilica di Santa Croce sorge un cenotafio dedicato a Dante.
Un sepolcro senza corpo. Un omaggio costruito sull’assenza.
Durante la seconda guerra mondiale la cassetta fu nuovamente nascosta per evitare i danni dei bombardamenti. Fu ricollocata nel tempietto del Morigia nel 1945.
Ravenna custodisce Dante: una vittoria silenziosa
Ravenna difende Dante senza armi. Usa l’ingegno, il silenzio e il tempo.
Per oltre due secoli, protegge i resti del poeta da ogni tentativo di trasferimento.
La città vince una battaglia culturale e identitaria.
E lo fa con un foro nel muro.
LPP










































