Addio a Sandro Mazzola, leggenda del calcio e dell’Inter

Morto Sandro Mazzola, mito calcistico italiano e gloria indiscussa della storia dell’Inter
Sandro Mazzola è morto all’età di 83 anni.
L’annuncio della scomparsa è arrivato poco dopo la mezzanotte di sabato 19 settembre 2026. La notizia è immediatamente rimbalzata sui media e sui social.
Il club nerazzurro lo ha ricordato come “bandiera eterna” e come uno dei più grandi calciatori di ogni epoca.
sandro Mazzola avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 8 novembre.
Con la sua eleganza, la sua velocità e la sua intelligenza tattica ha segnato un’intera stagione del calcio italiano.
La sua storia resta legata alla Grande Inter di Helenio Herrera, alla Nazionale e alla celebre rivalità sportiva con Gianni Rivera.
Il figlio di Valentino diventato un campione
Alessandro Mazzola, conosciuto da tutti come Sandro, nasce a Torino l’8 novembre 1942.
Figlio di Valentino Mazzola, capitano e simbolo del Grande Torino, aveva soltanto sei anni quando il padre morì nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949.
Quel cognome rappresentava un’eredità prestigiosa, ma anche un peso umano e sportivo difficile da sostenere.
Sandro Mazzola riuscì però a costruire una carriera autonoma, diventando a sua volta una leggenda del calcio mondiale.
Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro soprannominato “Veleno”, intuì per primo le straordinarie qualità di quel giovane timido e taciturno.
Sandro Mazzola entrò nel settore giovanile dell’Inter e inizio la sua carriera anche sotto la guida di Giuseppe Meazza.
L’esordio contro la Juventus e il primo gol
Sandro Mazzola debuttò in Serie A il 10 giugno 1961, durante quella che viene considerata tra le partite più controverse del calcio italiano.
L’Inter affrontò la Juventus schierando la formazione giovanile, dopo una decisione di Angelo Moratti presa in segno di protesta.
La squadra bianconera vinse 9-1.
Il diciottenne Mazzola realizzò su rigore l’unica rete nerazzurra.
Quella giornata amara segnava comunque l’inizio di una carriera straordinaria.
Helenio Herrera comprese presto le sue qualità e gli affidò un ruolo fondamentale nella squadra.
Mazzola poteva giocare come attaccante, mezzala o trequartista.
Univa tecnica, rapidità, visione di gioco e una notevole capacità di concludere verso la porta.
I trionfi con la gloriosa Inter
Sandro Mazzola giocò esclusivamente con la maglia dell’Inter durante tutta la sua carriera professionistica.
Rimase in prima squadra dal 1960 al 1977, attraversando una delle epoche più gloriose della società milanese.
Con l’Inter conquistò quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
Nel 1965 vinse anche il titolo di capocannoniere della Serie A con 17 reti.
L’anno precedente aveva chiuso da miglior realizzatore della Coppa dei Campioni con sette gol.
Tra le sue imprese più memorabili figura la finale europea del 1964 contro il Real Madrid.
L’Inter vinse 3-1 a Vienna e Mazzola firmò una doppietta decisiva.
Al termine della partita Ferenc Puskás, che aveva conosciuto Valentino Mazzola, riconobbe pubblicamente il valore del giovane Sandro.
Nel 1971 Mazzola arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle dell’olandese Johan Cruyff.
Concluse la sua esperienza nerazzurra con 565 presenze e 161 reti ufficiali.
Ancora oggi occupa un posto di assoluto rilievo tra i migliori marcatori nella storia dell’Inter.
Sandro Mazzola e la Nazionale italiana
Anche la carriera in Nazionale contribuì a trasformare Sandro Mazzola in un’icona del calcio italiano.
Esordì in azzurro il 12 maggio 1963, allo stadio San Siro, nella vittoria per 3-0 contro il Brasile.
Mazzola segnò su rigore davanti alla selezione guidata in campo da Pelé.
Dopo la delusione dei Mondiali del 1966, diventò uno dei protagonisti della ricostruzione della Nazionale.
Nel 1968 contribuì alla conquista del Campionato europeo, il primo vinto dall’Italia.
Due anni dopo partecipò ai Mondiali in Messico, conclusi dagli azzurri al secondo posto.
Quel torneo rese celebre la “staffetta” tra Mazzola e Gianni Rivera.
Il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi alternava i due campioni, affidando generalmente a Mazzola il primo tempo e a Rivera la ripresa.
La rivalità tra Inter e Milan alimentò il dibattito, ma non cancellò la stima tra i due giocatori.
Sandro Mazzola partecipò anche alla semifinale vinta 4-3 contro la Germania Ovest, ricordata come la “Partita del secolo”.
Chiuse la sua esperienza azzurra dopo i Mondiali del 1974 con 70 presenze e 22 reti.
Il ritiro, la carriera da dirigente e l’arrivo di Ronaldo
Dopo il ritiro, Sandro Mazzola è rimasto nel mondo del calcio tra incarichi dirigenziali nell’Inter ed esperienze con il Genoa e il Torino.
Massimo Moratti lo richiamò nel club nerazzurro affidandogli il ruolo di direttore sportivo.
In questa veste partecipò a una delle operazioni di mercato più importanti nella storia dell’Inter.
Nell’estate del 1997 contribuì infatti all’arrivo a Milano di Ronaldo Luís Nazário de Lima, subito ribattezzato “Il Fenomeno”.
E non poteva mancare, in una vita dedicata al calcio, l’attività di commentatore e di opinionista televisivo.
La sua competenza, il tono pacato e la profonda conoscenza del gioco conquistarono vecchie e nuove generazioni di italiani appassionati di calcio.
Una vita da campione
Sandro Mazzola ha rappresentato l’identità di un calcio elegante e tecnico, in una parola il calcio “giocato”.
Per diciassette stagioni ha indossato soltanto i colori nerazzurri, diventando la personificazione di una squadra capace di dominare in Italia e all’estero.
Ha saputo convivere con il ricordo del padre Valentino senza restarne prigioniero.
Con il talento e la personalità ha costruito una storia umana e professionale altrettanto prestigiosa.
Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…
LPP/FP






































