Addio ad Alex Zanardi: il campione con le ali

La morte di Alex Zanardi, lo sportivo che ci ha insegnato a non mollare mai
In questo sabato di inizio maggio arriva la scomparsa, a 59 anni, di Alex Zanardi.
Ex pilota automobilistico (44 gare in F1), straordinario atleta paralimpico (dopo che in un incidente in pista nel 2001 perde entrambe le gambe), esempio di resistenza e amore per la vita.
Il 19 giugno 2020, durante una staffetta di beneficenza in handbike rimane coinvolto in un incidente vicino a Pienza. Ma si era ripreso ancora una volta.
Oggi l’annuncio della scomparsa data dalla famiglia e da Obiettivo 3, l’associazione benefica degli atleti disabili ideata proprio da lui.
Immediate le reazioni dell’Italia intera, e non solo dal mondo dello sport.
Perdiamo non solo un grande atleta, ma soprattutto un grande uomo, capace di trasformare il dolore in forza, diventando un esempio di coraggio e determinazione.
Dalla passione per i motori alla Formula1
Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Alex cresce con la passione per i motori.
Dopo gli esordi nei kart, approda nelle categorie superiori fino a realizzare il sogno della Formula 1.
Nel 1991 con la scuderia Jordan, al Gran Premio di Spagna, Zanardi debuttò in F1 sostituendo il pilota Roberto Moreno.
La sua carriera in F1 proseguì per altre tre stagioni: con Minardi nel 1992, con Lotus nel 1993 e 1994. In totale disputò 44 Gran Premi. Rimasto senza contratto nel 1995, Zanardi si appassionò velocemente alle corse americane e debuttò nel 1996 nel campionato CART (l’attuale Indycar). Ottiene subito grandi risultati con la vittoria di due titoli consecutivi nel 1997 e 1998.
Nel 1999 torna in Formula 1 con la Williams ma la stagione, fin da subito difficile per l’italiano, sarà la sua ultima nella massima serie prima del ritorno nelle gare americane.

L’incidente del 2001: la vita cambia per sempre
Il 15 settembre 2001 a Lausitzring in Germania è il giorno in cui tutto cambia.
Partito dalle retrovie, Alex Zanardi è rimonta costante, si porta in testa alla gara. A tredici giri dalla fine, subito dopo l’ultima sosta ai box la vettura perde aderenza, a causa dei liquidi in pista, e diventa incontrollabile. La monoposto si gira di colpo e resta sulla carreggiata mentre sopraggiungono a piena velocità Carpentier e Tagliani. Il primo riesce a evitare l’impatto, il secondo no. L’urto è devastante e la forza dell’impatto è tale da spezzare letteralmente in due la monoposto.
Alex rimane in coma farmacologico per quattro giorni e in condizioni, subito apparse disperate.
I medici lottano per salvarlo e, contro ogni previsione, Zanardi sopravvive.
Da quel momento inizia una nuova vita.
Una vita che lui stesso sceglie di affrontare con straordinaria determinazione, senza mai perdere il sorriso.
La rinascita nel paraciclismo e i trionfi paralimpici
Dopo la tragedia, Zanardi ricostruisce letteralmente da zero la sua vita come uomo e come atleta.
Scopre l’handbike e si dedica al paraciclismo con disciplina e passione.
Ai Paralympic Games London 2012 conquista due medaglie d’oro e una d’argento.
Il successo si ripete ai Paralympic Games Rio 2016, dove arricchisce ulteriormente il suo palmarès.
Nel corso della sua carriera paralimpica colleziona numerosi titoli mondiali, diventando uno degli atleti più vincenti e ammirati al mondo.
L’incidente del 2020 e gli ultimi anni
Nel 2020, durante una tappa del progetto benefico “Obiettivo Tricolore”, Zanardi resta coinvolto in un nuovo, gravissimo incidente.
Lo scontro con un camion segna l’inizio d’ennesima lunga battaglia.
Nonostante le cure e la forza dimostrata ancora una volta, le sue condizioni resteranno gravi.
Un uomo oltre lo sport
Alex Zanardi: riduttivo definirlo un un campione dello sport.
Nella sua esistenza ha fatto tanto e lo fatto bene: è stato conduttore televisivo, divulgatore, padre e marito. Uomo.
Programmi televisivi come “E se domani” e “Sfide” lo hanno reso volto familiare anche al grande pubblico, capace di raccontare lo sport con profondità e umanità.
Il suo modo di intendere la vita, e le sfide che questa ci mette davanti, resta scolpito nella memoria collettiva.
La grandezza di Alex Zanardi è stata raccontata anche nella canzone “Ti insegnerò a volare” scritta da due giganti della musica italiana: Roberto Vecchioni in collaborazione con Francesco Guccini.
Il cordoglio: da Mattarella a Bebe Vio
Appena diffusa la notizia media e social hanno iniziato ad essere sommersi di testimonianze.
“Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo di eccelse qualita, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo incidente che ha subito. Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di trasmettere entusiasmo”. Queste le parole del Presidente della Repubblica Mattarella,.
Particolarmente tenera la dichiarazione di un’altra campionessa paraolimpica, Bebe Vio: “Siamo diventati colleghi nel 2009, avevo 12 anni ed ero molto spesata e spaventata. Mi hai dato la forza per ripartire, convincendomi che con o senza gambe avrei potuto fare tutto”.
E ancora Gianni Morandi dai suoi social: “Ciao Alex. Hai trasformato il coraggio in sorriso. Oggi resta solo un grazie immenso”.
Il Coni ha deciso un minuto di silenzio su tutti i campi sportivi del fine settimana.
I funerali saranno celebrati a Bologna presumibilmente lunedì o martedì.
“E se non potrò correre e nemmeno camminare, imparerò a volare”
Laura Persico Pezzino












































