Casa Funeraria a Sulmona: il TAR conferma la legittimità

Autorizzata dal TAR la Casa Funeraria a Sulmona
La vicenda della Casa Funeraria di via Lear, a Sulmona, si chiude con una sentenza chiara e definitiva.
Il Tribunale Amministrativo Regionale dell’Aquila ha stabilito la piena legittimità dell’autorizzazione rilasciata dal Comune, respingendo il ricorso presentato da alcuni residenti della zona.
Secondo i giudici amministrativi, il procedimento seguito dall’ente comunale risulta corretto sotto ogni profilo normativo.
Una decisione che rafforza il quadro giuridico delle strutture funerarie in Italia e chiarisce alcuni aspetti fondamentali legati alle autorizzazioni e alle normative regionali.
Il TAR: “Procedimento corretto e autorizzazione legittima”
Nel dispositivo della sentenza, il TAR non lascia spazio a interpretazioni.
Il ricorso dei residenti viene definito “del tutto infondato nel merito”.
I giudici sottolineano come il Comune di Sulmona abbia seguito un iter amministrativo completo e conforme alla normativa vigente.
In particolare, risultano acquisiti tutti i pareri necessari:
- il parere del Servizio Edilizia, relativo al rispetto delle norme urbanistiche;
- il parere del Dipartimento di Prevenzione della ASL 1, per gli aspetti igienico-sanitari;
- la segnalazione certificata di agibilità presentata dalla società Santilli Srl.
Tutti questi elementi, secondo il TAR, confermano la piena regolarità dell’autorizzazione concessa.
Una vicenda complessa tra pandemia e normativa regionale
La storia della Casa funeraria di via Lear affonda le sue radici nel periodo pandemico.
Era infatti la fine del 2020 quando la struttura iniziava la propria attività come camera ardente, sfruttando le deroghe previste dalle normative emergenziali legate al Covid-19.
Terminato il periodo di deroga, la struttura aveva temporaneamente sospeso l’attività.
Successivamente, la società aveva avviato un nuovo iter autorizzativo presso il Comune di Sulmona.
Il 3 febbraio 2023 veniva concessa l’autorizzazione alla realizzazione della struttura.
Il 1° giugno 2023 arrivava invece l’autorizzazione all’esercizio dell’attività.
Proprio questa distinzione tra autorizzazione edilizia e autorizzazione all’esercizio è stata al centro del contenzioso.
Il nodo della nuova legge regionale
Elemento cruciale della disputa è stata l’entrata in vigore, il 18 maggio 2023, della nuova legge regionale.
La norma introduce il divieto di apertura di nuove case funerarie in zone residenziali, salvo eccezioni per strutture già esistenti.
I residenti sostenevano che, essendo l’autorizzazione all’esercizio arrivata a giugno, il Comune non avrebbe potuto concederla.
Secondo questa tesi, la struttura non avrebbe dovuto essere considerata tra quelle già operative prima della nuova legge.
Di diverso avviso la società Santilli, che ha evidenziato come l’iter autorizzativo fosse già avviato e sostanzialmente definito prima dell’entrata in vigore della norma.
Il TAR ha accolto questa interpretazione.
Nella sentenza si afferma infatti che la società risultava già titolare di un’autorizzazione all’esercizio, rendendo quindi legittima la prosecuzione dell’attività.
Norme comunali superate dalla legislazione regionale
Un ulteriore punto di contestazione riguardava le norme tecniche comunali del 2016.
Tali disposizioni vietavano l’apertura di case funerarie in zone residenziali e imponevano distanze minime da strutture sanitarie.
Anche su questo aspetto il TAR ha dato ragione al Comune e alla società.
Secondo i giudici, la normativa regionale successiva ha di fatto superato le precedenti disposizioni comunali.
La legge regionale ha infatti liberalizzato la realizzazione delle case funerarie, limitando le restrizioni a casi specifici e motivati.
Di conseguenza, le regole comunali non potevano più essere applicate in modo restrittivo.
Implicazioni per il settore funerario
La sentenza rappresenta un precedente importante per il comparto funerario italiano.
Da un lato, ribadisce la necessità di seguire scrupolosamente l’iter autorizzativo.
Dall’altro, chiarisce il rapporto tra normativa comunale e regionale, spesso oggetto di interpretazioni controverse.
Per le imprese funebri, il caso di Sulmona evidenzia l’importanza di pianificare correttamente tempi e procedure.
Per i Comuni, invece, conferma il valore di un’istruttoria completa e ben documentata.
Con il rigetto del ricorso, la Casa funeraria di via Lear può continuare la propria attività senza ulteriori ostacoli legali.
La decisione del TAR dell’Aquila chiude definitivamente una vicenda complessa, offrendo al tempo stesso un quadro più chiaro per il futuro sviluppo delle case funerarie in Italia.
Un caso che dimostra come, anche in un settore delicato come quello funerario, la certezza del diritto resti un elemento fondamentale per garantire equilibrio tra esigenze imprenditoriali e tutela dei cittadini.













































