Cimiteri da vivere: la memoria che rinasce

“Cimiteri da vivere”quando la cultura restituisce vita e memoria agli spazi cimiteriali abbandonati
Cimiteri da vivere è un progetto di riuso culturale e anche un volume – edito da Anteferma Edizioni nel 2026 e curato da Matteo Basso e Chiara Semenzin – che esplora il potenziale dei cimiteri abbandonati come spazi urbani multifunzionali dedicati alla memoria, al paesaggio e alla collettività.
Una nuova prospettiva sui cimiteri dismessi
Che cosa rimane di un cimitero quando non accoglie più nuove sepolture?
Quale ruolo può ancora svolgere nella vita di una comunità?
Da queste domande nasce “Cimiteri da vivere. Riscoprire e recuperare camposanti abbandonati”, il volume dedicato all’esperienza avviata a Montebelluna in provincia di Treviso.
Il libro, curato da Matteo Basso e Chiara Semenzin, raccoglie il percorso sviluppato dall’associazione CombinAzioni.
Il progetto ha ricevuto il sostegno del programma Creative Living Lab del Ministero della Cultura.
L’obiettivo non consiste semplicemente nel recuperare un’area dismessa.
L’iniziativa vuole restituire significato a uno spazio che conserva memoria, identità e valore paesaggistico.
Il vecchio cimitero di Santa Maria in Colle
Il progetto interessa il vecchio cimitero di Santa Maria in Colle, a Montebelluna.
Il camposanto venne costruito nel 1812 e fu dismesso nel 1931.
Occupa quasi diecimila metri quadrati sulla collina che divide Mercato Vecchio dal centro urbano sviluppatosi successivamente a valle.
Per molti anni l’area è rimasta in condizioni di abbandono.
Il luogo ha comunque conservato il portale d’ingresso, il muro di cinta e circa un centinaio di lapidi.
Ogni elemento racconta una parte della storia cittadina.
Le iscrizioni, i monumenti e la vegetazione custodiscono le tracce delle persone che hanno vissuto a Montebelluna.
Il cimitero rappresenta quindi un vero archivio all’aperto, capace di riunire storia familiare e memoria collettiva.
Il progetto “Un cimitero da vivere”
Dal 2017 l’associazione CombinAzioni ha concentrato la propria attenzione su questo spazio.
Il vecchio camposanto è stato interpretato come uno degli “spazi indecisi” della città.
Si tratta di luoghi che hanno perso la funzione originaria, ma non hanno esaurito il proprio significato.
Le prime attività hanno riguardato la pulizia e la manutenzione dell’area.
Sono arrivate successivamente visite guidate, laboratori, ricerche, spettacoli e iniziative culturali.
Tra gli appuntamenti più significativi figura il tradizionale concerto all’alba organizzato nell’ambito del festival CombinAzioni.
Queste esperienze hanno dimostrato che la frequentazione rispettosa può modificare la percezione di un luogo abbandonato.
Il cimitero non costituisce soltanto lo sfondo degli eventi.
Diventa una parte essenziale dell’esperienza culturale e del racconto della comunità.
Frequentare e conoscere lo spazio può inoltre generare nuove memorie e rafforzare il desiderio di proteggerlo.
Non un contenitore per eventi, ma un luogo da comprendere
L’esperienza di Montebelluna si distingue da un semplice progetto di riqualificazione urbana.
L’intenzione non è riempire il vecchio cimitero con attività scollegate dalla sua storia.
Non si vuole neppure trasformarlo in una generica sede per spettacoli.
Il progetto cerca invece usi compatibili con il carattere, la memoria e la delicatezza del luogo.
Ogni iniziativa deve rispettare il significato originario dello spazio.
La cultura diventa così uno strumento di conoscenza e non un elemento invasivo.
Questo approccio permette di tutelare il patrimonio senza immobilizzarlo.
Consente inoltre ai cittadini di riconoscere nuovamente quel luogo come parte della propria storia.
I cimiteri europei come spazi pubblici
In diversi Paesi del Nord Europa i cimiteri svolgono da tempo anche una funzione pubblica, ambientale e sociale.
A Copenaghen e Oslo, per esempio, alcuni complessi funerari vengono valorizzati come spazi multiculturali aperti alla comunità.
A Malmö persino la pratica del jogging nei recinti cimiteriali è diventata oggetto di studio.
Queste esperienze riguardano soprattutto strutture ancora utilizzate per le sepolture.
Il recupero dei cimiteri completamente dismessi rimane invece un ambito meno esplorato.
In Italia il tema incontra ulteriori difficoltà.
La cultura nazionale attribuisce ai cimiteri una forte dimensione sacrale, commemorativa e monumentale.
Qualsiasi nuova destinazione deve quindi confrontarsi con sensibilità profonde e con il dovere di preservare il rispetto dovuto ai defunti.
Un patrimonio ancora privo di una mappatura
Il volume amplia la riflessione oltre i confini di Montebelluna.
In Italia esiste un patrimonio diffuso di piccoli cimiteri dismessi e abbandonati.
Questi luoghi sorgono nelle città, nei centri minori e nelle aree rurali.
Non esiste ancora una mappatura ufficiale capace di descriverne quantità, condizioni e caratteristiche.
In molti casi il degrado materiale rischia di provocare anche la perdita della memoria locale.
Lapidi, cappelle, monumenti e registri raccontano infatti vicende familiari e trasformazioni sociali spesso assenti da altre fonti.
Nello stesso tempo stanno emergendo iniziative nate dalla partecipazione diretta dei cittadini.
Associazioni, studiosi e amministrazioni sperimentano nuove forme di tutela e riuso culturale.
Biodiversità, scuole e partecipazione
Tra il 2023 e il 2024 il progetto di Montebelluna ha consolidato il lavoro svolto negli anni precedenti.
Cittadini e associazioni hanno collaborato con ricercatori appartenenti a differenti discipline.
Lo studio delle lapidi ha permesso di recuperare storie personali e familiari.
Le indagini ambientali hanno documentato la biodiversità presente nell’area.
Il coinvolgimento delle scuole ha avvicinato le nuove generazioni alla storia del territorio.
Da questa esperienza sono nate alcune linee guida dedicate al recupero e alla futura gestione del vecchio camposanto.
Il percorso si sviluppa attorno a tre azioni fondamentali: riscoprire, conoscere e prendersi cura.
Il volume raccoglie saggi, testimonianze, fotografie e risultati delle attività realizzate.
La riflessione teorica incontra così l’esperienza concreta maturata all’interno del cimitero.
La cultura può impedire la perdita della memoria
Il lavoro realizzato a Santa Maria in Colle non propone una formula da applicare indistintamente a ogni cimitero dismesso.
Ogni luogo conserva una storia specifica e richiede soluzioni costruite insieme alla comunità.
L’esperienza di Montebelluna dimostra però che l’abbandono non rappresenta necessariamente l’ultima fase nella vita di un camposanto.
La perdita della funzione funeraria non deve coincidere con la scomparsa del suo significato.
Attraverso la ricerca, la partecipazione e una programmazione culturale rispettosa, questi luoghi possono tornare a parlare al presente.
Non diventano semplici parchi o contenitori per manifestazioni.
Restano spazi della memoria, ma acquistano una nuova capacità di dialogare con la città.
Il progetto “Cimiteri da vivere” punta a far conoscere l’esperienza di Montebelluna e apre un confronto più ampio sul futuro dei cimiteri abbandonati.
Una riflessione necessaria per proteggere luoghi che continuano a custodire storie, identità e legami anche molto tempo dopo l’ultima sepoltura.
LPP/FP







































