Citazioni per il Commiato: “Sempre e per sempre” di F. De Gregori

La canzone d’autore nel commiato? Si può.
Nel 2001 Francesco De Gregori pubblica Sempre e per sempre (potete ascoltarla qui) all’interno dell’album Amore nel pomeriggio.
Consideriamo questo brano in tutta la sua forza e poesia.
Attraverso una tessitura calda e rasserenante, la canzone offre punti di riferimento universali, adattandosi perfettamente al commiato, quando la vita si ferma davanti al suo confine estremo.
Tu non credere
se qualcuno ti dirà
che non sono più lo stesso ormai
Pioggia e sole abbaiano e mordono
ma lasciano,
lasciano il tempo che trovano
E il vero amore può
nascondersi,
confondersi
ma non può perdersi mai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Sempre e per sempre
dalla stessa parte mi troverai
Quando il lutto disorienta e il silenzio fa più rumore, le parole in musica possono diventare un rifugio.
Durante il commiato, questo brano spalanca la porta su una stanza invisibile dove il legame non si spezza, neanche quando la vita si interrompe.
Nel cuore del disorientamento più profondo, le note di questa canzone, agiscono come un vero e proprio salvagente, spalancando la porta su una stanza invisibile dove la relazione non si interrompe.
La canzone ribalta la prospettiva della fine, dimostrando che la forza dei rapporti autentici supera l’epilogo materiale.
Quel ritornello perentorio — Sempre e per sempre — custodisce una verità concreta: la continuità non è un’illusione consolatoria, ma l’impegno quotidiano di ritrovare chi non è più fisicamente accanto a noi.
Custodirne i ricordi, imitarne i gesti e continuare a dialogare idealmente con quella presenza, significa tessere una trama inedita, alimentando una vicinanza che sfida la linea dell’invisibile.
Le radici d’autore e la sua poetica
Francesco De Gregori nasce a Roma nel 1951.
Protagonista della canzone d’autore italiana dagli anni Settanta, ha costruito un percorso musicale che intreccia folk, rock e scrittura narrativa.
Le sue canzoni raccontano storie individuali e personaggi, sullo sfondo della storia, della politica e della società italiana.
La qualità letteraria dei testi gli è valsa spesso l’appellativo di «poeta», ma De Gregori preferisce definirsi «artista».
Il suo pubblico lo chiama affettuosamente il “Principe” della canzone d’autore.
La continuità dei legami oltre il confine del lutto
All’interno di una cerimonia di commiato laica, il brano trova una collocazione naturale.
Il testo racconta l’evoluzione personale e relazionale tra luci e ombre, accogliendo il mutamento come parte integrante dell’esistenza.
E ci ricorda che i legami coltivati con cura non svaniscono: neanche la morte riesce a cancellarli.
Quel ritornello scolpisce l’essenza del contatto umano, dimostrando che nessun affetto è mai sprecato e che ogni condivisione arricchisce il nostro cammino interiore.
Un tassello perfetto da custodire e inserire all’interno della ritualità lo trovate di seguito: “Ricordati, dovunque sei, se mi cercherai. Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”.
Una riflessione critica sul valore della presenza
Spegnere i modelli digitali costruiti sul nulla diventa un atto di coraggio urgente, indispensabile per tornare a prenderci cura dell’altro senza filtri.
Questa prospettiva apre inevitabilmente un interrogativo scomodo ma vitale.
Ci costringe a domandarci se stiamo rinunciando ad abitare le relazioni con autenticità per paura del distacco.
Nota dell’autrice
Le parole di De Gregori, agiscono da argine contro la superficialità di una modernità che rischia di anestetizzare i sentimenti.
Il brano ci riconnette a ciò che conta davvero: la condivisione di tempo autentico.
Ripartire da questa consapevolezza, significa imparare nuovamente a esserci, coltivando presenze salde anche nel silenzio e nella distanza, per custodire gelosamente ciò che resta.
Giorgia Atzeni







































