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Cremazione in Italia, nel 2025 sfiora il 40% dei decessi

20 Agosto 2026 - 08:30--Cremazione, Primo piano-
Cremazione in Italia, nel 2025 sfiora il 40% dei decessi

I dati SEFIT mostrano una crescita continua e un profondo cambiamento culturale

La cremazione continua a guadagnare spazio nelle scelte funerarie degli italiani e nel 2025 raggiunge il livello più alto mai registrato nel Paese.

I dati diffusi da Utilitalia SEFIT attraverso la circolare n. 02762 mostrano un fenomeno ormai strutturale, capace di modificare progressivamente gli equilibri tra cremazione, tumulazione e inumazione.

Nel 2025 in Italia sono state effettuate 257.205 cremazioni di cadaveri, contro le 253.355 registrate nel 2024.

L’aumento è stato quindi di 3.850 cremazioni, pari a una crescita dell’1,52% in un solo anno.

Il dato appare ancora più significativo se confrontato con la mortalità complessiva, rimasta sostanzialmente stabile nello stesso periodo.

Cremazione al 39,46% dei decessi italiani

Nel 2025 in Italia sono stati registrati complessivamente 651.830 decessi, rispetto ai 650.587 dell’anno precedente.

La differenza è di appena 1.243 morti.

Il tasso grezzo di mortalità ha raggiunto l’11,06 per mille, contro l’11,04 per mille del 2024.

In uno scenario demografico sostanzialmente stabile, la crescita della cremazione assume quindi un valore ancora più rilevante.

Le cremazioni rappresentano oggi il 39,46% di tutti i decessi avvenuti in Italia.

Si tratta di una percentuale ormai vicinissima a quella della tumulazione, che conserva il primato con il 40,54%.

L’inumazione si ferma invece al 20%.


Mortalità stabile dopo gli anni della pandemia

Dopo gli anni caratterizzati dall’emergenza pandemica, la mortalità nazionale si è progressivamente riportata verso livelli più vicini alle tendenze precedenti.

L’invecchiamento della popolazione continua tuttavia a incidere sul numero complessivo dei decessi.

La distribuzione territoriale riflette soprattutto il peso demografico delle regioni più popolose.

La Lombardia registra il numero più alto con 104.466 decessi nel 2025.

Seguono il Lazio con 60.326, la Campania con 56.459 e il Piemonte con 53.019.

La Sicilia conta 52.141 decessi, il Veneto 51.255 e l’Emilia-Romagna 50.356.

Cremazione e tumulazione ormai quasi alla pari

Uno degli elementi più interessanti dei dati SEFIT riguarda proprio la riduzione della distanza tra le principali modalità funerarie.

La tumulazione mantiene ancora il primo posto con il 40,54% delle preferenze.

La cremazione arriva però al 39,46%, con appena 1,08 punti percentuali di differenza.

L’inumazione, con il 20%, occupa una posizione nettamente più distante.

Il quadro mostra una trasformazione profonda delle abitudini funerarie italiane.

La cremazione non rappresenta più una scelta alternativa o marginale.

In molte aree del Paese è già diventata la modalità prevalente e potrebbe raggiungere il primo posto nazionale nei prossimi anni.

Aumentano soprattutto le nuove cremazioni

La crescita del 2025 deriva principalmente dalle cremazioni effettuate subito dopo il decesso.

Le cremazioni di resti mortali derivanti da precedenti sepolture mostrano invece una diminuzione.

Nel 2024 erano state 45.259.

Nel 2025 sono scese a 43.029, con una contrazione del 4,93%.

Questa differenza offre una chiave di lettura importante.

Le famiglie scelgono sempre più spesso direttamente la cremazione come destinazione finale del proprio caro.

L’aumento non dipende quindi soltanto dalle attività successive legate alla gestione dei cimiteri, alle esumazioni o alle estumulazioni.

In Italia sono operativi 94 crematori

Alla crescita della domanda corrisponde anche un progressivo ampliamento della rete nazionale dei crematori.

Nel 2025 risultano autorizzati e operativi 94 impianti, tre in più rispetto all’anno precedente.

I nuovi crematori entrati in funzione si trovano a Bellizzi, Fidenza e Montasola.

Considerando le cremazioni di cadaveri e quelle di resti mortali, gli impianti italiani hanno effettuato complessivamente 300.234 operazioni durante il 2025.

Il numero conferma il ruolo sempre più centrale dell’infrastruttura crematoria nel sistema funerario nazionale.

La crescita della domanda rende inoltre fondamentale una distribuzione equilibrata degli impianti sul territorio.

Una presenza adeguata dei crematori può ridurre gli spostamenti, migliorare i tempi del servizio e rispondere con maggiore efficienza alle esigenze delle famiglie.

Lombardia prima per numero di cremazioni

La Lombardia guida anche la classifica nazionale per numero assoluto di cremazioni.

Nel 2025 ne registra 50.785.

Al secondo posto si trova l’Emilia-Romagna con 41.183 cremazioni.

Seguono il Piemonte con 34.647, la Toscana con 22.751, il Lazio con 20.674 e la Campania con 18.403.

La classifica cambia sensibilmente quando si confrontano le cremazioni con il numero complessivo dei decessi avvenuti in ogni regione.

Emilia-Romagna oltre l’80% di cremazioni

L’Emilia-Romagna raggiunge il dato percentuale più elevato tra quelli indicati, con la cremazione scelta nell’81,8% dei casi.

Il Friuli-Venezia Giulia arriva al 69,2%.

Il Piemonte raggiunge il 65,3%.

Seguono il Trentino-Alto Adige con il 52,4%, la Toscana con il 52,1% e la Liguria con il 51,3%.

In tutte queste regioni la cremazione supera quindi la metà dei decessi e rappresenta ormai una modalità di commiato pienamente consolidata.

Nel complesso, circa due terzi delle cremazioni italiane si concentrano nelle regioni settentrionali.

Nel Sud e nelle Isole rimangono invece differenze significative, legate anche a fattori culturali, territoriali e alla diversa presenza degli impianti.

Dal 2,78% al 39,46% in trent’anni

La dimensione del cambiamento emerge soprattutto osservando l’evoluzione storica.

Nel 1995 in Italia venivano effettuate appena 15.436 cremazioni, pari al 2,78% dei decessi.

Nel 2000 la quota raggiungeva il 5,38%.

Nel 2005 saliva all’8,50%.

Nel 2010 arrivava al 13,17%.

Cinque anni dopo, nel 2015, la percentuale raggiungeva già il 21,18%.

Nel 2020 la cremazione rappresentava il 33,48% dei decessi.

Nel 2025 è arrivata al 39,46%.

In trent’anni il numero assoluto delle cremazioni è quindi passato da 15.436 a 257.205.

La crescita supera di oltre sedici volte il valore registrato a metà degli anni Novanta.

Perché sempre più italiani scelgono la cremazione

Dietro questi numeri esiste un cambiamento culturale che coinvolge generazioni, famiglie e modalità di vivere il lutto.

Una maggiore conoscenza della pratica ha certamente favorito la crescita.

Anche l’aumento del numero dei crematori ha reso il servizio più accessibile in diverse zone del Paese.

Le nuove generazioni mostrano inoltre una maggiore apertura verso forme di commiato differenti rispetto alla sepoltura tradizionale.

Molte famiglie cercano soluzioni considerate più semplici, essenziali e personalizzabili.

La possibilità di scegliere diverse destinazioni delle ceneri, nel rispetto delle norme vigenti, ha ulteriormente ampliato le possibilità offerte dalla cremazione.

Un cambiamento destinato a influenzare il settore funerario

I dati del 2025 non descrivono soltanto la crescita di una specifica pratica funeraria.

Raccontano una trasformazione più ampia del rapporto degli italiani con il commiato, la memoria e la gestione della sepoltura.

Con una quota ormai prossima al 40%, la cremazione rappresenta una delle principali scelte funerarie del Paese.

La distanza minima dalla tumulazione lascia intravedere un possibile sorpasso già nei prossimi anni, qualora la tendenza dovesse proseguire.

Per le imprese funebri, i gestori dei crematori e le amministrazioni locali diventa quindi sempre più importante osservare l’evoluzione della domanda.

Il settore dovrà rispondere con servizi adeguati, informazioni trasparenti, strutture efficienti e nuove soluzioni dedicate alla memoria.

La cremazione, dopo trent’anni di crescita quasi ininterrotta, appare ormai come una componente stabile e centrale del panorama funerario italiano.

LPP/FP

Regioni con la maggiore incidenza della cremazione

regione%
Emilia-Romagna81,8%
Friuli-Venezia Giulia69,2%
Piemonte65,3%
Trentino-Alto Adige52,4%
Toscana52,1%
Liguria51,3%

La crescita della cremazione dal 1995 al 2025: percentuale delle cremazioni sul totale dei decessi in Italia

anno        %
19952,78%
20005,38%
20058,5%
201013,17%
201521,18%
202033,48%
202539,46%

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