Fine vita: anche il Veneto approva la legge.

Il Veneto approva la legge sul “fine vita”: è la prima regione di centrodestra
La Regione Veneto compie un passaggio destinato a pesare nel dibattito nazionale sul fine vita in Italia.
Il Consiglio regionale ha infatti approvato la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito.
Il provvedimento ha ottenuto 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni, al termine di due giorni di confronto in aula.
Il Veneto diventa così la quarta Regione italiana ad approvare una normativa sul tema, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
È però la prima amministrata dal centrodestra a compiere questa scelta.
Un elemento politico rilevante, che dimostra come il fine vita attraversi partiti e coalizioni e coinvolga soprattutto la coscienza individuale dei rappresentanti istituzionali.
Fine vita in Veneto, cosa prevede la nuova legge
La legge definisce le modalità con le quali il Servizio Sanitario Regionale dovrà prendere in carico le richieste di suicidio medicalmente assistito.
L’obiettivo è assicurare procedure chiare, tempi definiti e responsabilità precise.
La Regione dovrà organizzare le verifiche cliniche, acquisire i pareri previsti e fornire al paziente tutte le informazioni necessarie.
Il testo interviene quindi sul piano sanitario e organizzativo.
Non introduce l’eutanasia e non crea un nuovo diritto al suicidio assistito.
Il perimetro giuridico resta quello tracciato dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza numero 242 del 2019 sul caso Cappato-Antoniani.
La Consulta ha individuato condizioni molto rigorose.
La persona deve essere affetta da una patologia irreversibile e provare sofferenze fisiche o psicologiche considerate intollerabili.
Deve inoltre essere pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli e dipendere da trattamenti di sostegno vitale.
La presenza di questi requisiti deve essere verificata dal servizio sanitario pubblico, con il coinvolgimento degli organismi etici competenti.
Cure palliative e garanzie per il paziente
Durante l’esame consiliare, il testo è stato modificato attraverso diversi emendamenti.
Una parte significativa degli interventi ha riguardato il rafforzamento delle cure palliative e dell’informazione destinata al paziente.
Chi presenta una richiesta dovrà conoscere ogni possibile alternativa terapeutica e assistenziale.
Il percorso dovrà valutare anche le possibilità concrete di ridurre il dolore e accompagnare la persona nella fase più difficile della malattia.
Tra le novità figurano il parere rafforzato del medico palliativista e l’istituzione di un Comitato bioetico regionale, nominato dalla Giunta.
La legge vuole quindi costruire un procedimento che tuteli la libertà di scelta senza trasformarla in una decisione affrettata o priva di adeguato sostegno.
Centrale resta anche il ruolo del personale sanitario, chiamato ad affrontare casi nei quali medicina, volontà individuale, sofferenza ed etica si incontrano.
Una legge nata dall’iniziativa popolare
Il provvedimento nasce dalla proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni.
In Veneto la campagna aveva raccolto circa 9.000 firme.
Il progetto era già arrivato in Consiglio regionale nel gennaio 2024.
In quella occasione non aveva superato l’esame dei primi articoli ed era stato rinviato in Commissione.
La proposta è stata successivamente ripresentata nella nuova legislatura.
Il nuovo testo ha recepito osservazioni giuridiche, rilievi della Corte costituzionale e proposte avanzate dall’esecutivo regionale.
Il relatore è stato Manuela Lanzarin, presidente della Quinta commissione consiliare ed esponente della Lega-Liga Veneta.
Il lungo lavoro preparatorio ha permesso alla proposta di tornare in aula con un impianto modificato e maggiori garanzie sul ruolo delle cure palliative.
Il voto divide il centrodestra
L’approvazione ha assunto un forte significato politico.
Il voto ha infatti attraversato gli schieramenti e diviso la maggioranza di centrodestra.
Fratelli d’Italia si è espresso contro, mentre nella Lega e in Forza Italia sono emerse posizioni differenti.
Diversi consiglieri hanno rivendicato la libertà di coscienza su una materia che non può essere ricondotta facilmente alle tradizionali contrapposizioni politiche.
Il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, ha definito l’approvazione un atto di responsabilità e una risposta concreta alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema.
Secondo Zaia, il Veneto non ha introdotto il fine vita, ma ha scelto di organizzare le procedure che rientrano nelle competenze regionali in materia sanitaria.
Il presidente della Regione, Alberto Stefani, ha sottolineato la capacità del Consiglio di assumersi una responsabilità su un tema etico particolarmente complesso.
Gli emendamenti presentati dalla maggioranza hanno contribuito a costruire l’intesa necessaria per l’approvazione definitiva.
La soddisfazione dell’Associazione Luca Coscioni
L’Associazione Luca Coscioni ha accolto il voto come un riconoscimento dei diritti e delle libertà delle persone affette da patologie irreversibili.
Marco Cappato e Filomena Gallo hanno evidenziato il carattere trasversale della proposta.
Secondo l’associazione, procedure certe e trasparenti possono evitare lunghe attese burocratiche a pazienti già sottoposti a condizioni di estrema sofferenza.
L’obiettivo dichiarato resta l’estensione della proposta “Liberi Subito” alle altre Regioni italiane.
In diverse realtà il testo è già stato depositato, mentre in altre sono in corso raccolte di firme o discussioni nelle commissioni competenti.
Le critiche di Pro Vita e del fronte contrario
Di segno opposto la reazione di Pro Vita & Famiglia.
Il presidente Antonio Brandi ha parlato di un attacco alla tutela della vita e di un tradimento politico da parte degli esponenti del centrodestra favorevoli alla legge.
L’associazione ha chiesto al Governo di valutare l’impugnazione del provvedimento davanti alla Corte costituzionale.
Secondo il fronte contrario, una materia così delicata dovrebbe essere regolata esclusivamente dal Parlamento attraverso una normativa nazionale.
Le opposizioni contestano inoltre il rischio che le differenze tra le leggi regionali producano percorsi diversi a seconda del luogo di residenza del paziente.
Il nodo ancora aperto della legge nazionale
L’approvazione in Veneto riporta al centro una questione irrisolta da anni.
La Corte costituzionale ha definito le condizioni nelle quali l’aiuto al suicidio non è punibile, ma il Parlamento non ha ancora approvato una disciplina nazionale organica.
In questo spazio sono intervenute alcune Regioni, sostenendo di voler regolare gli aspetti sanitari e amministrativi di propria competenza.
Resta però aperto il confronto sui limiti della potestà legislativa regionale.
Il Governo potrà esaminare il testo veneto e decidere se impugnarlo davanti alla Consulta.
La decisione del Consiglio regionale non chiude quindi il dibattito.
Segna però un passaggio politico e istituzionale di grande rilievo.
Per la prima volta una Regione governata dal centrodestra sceglie di definire tempi, responsabilità e garanzie per l’accesso al suicidio medicalmente assistito.
Al centro restano i pazienti, le loro famiglie e gli operatori sanitari.
Persone chiamate ad affrontare decisioni estreme, nelle quali il rispetto della vita, la dignità individuale e la libertà di scelta si confrontano senza risposte semplici.
LPP







































