Funerali di Emma Bonino, l’ultimo saluto in Campidoglio.

Un funerale di Stato laico e sobrio ha accompagnato l’ultimo viaggio di Emma Bonino
Il giorno dell’addio a Emma Bonino. La Sala della Protomoteca, in Campidoglio, ha accolto familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti di diverse stagioni politiche.
Sul feretro campeggiava la bandiera dell’Unione Europea.
Un simbolo capace di raccontare, da solo, una parte fondamentale della sua eredità politica e civile.
Emma Bonino considerava infatti l’integrazione europea una necessità storica, non una semplice aspirazione ideale.
Mattarella e Meloni ai funerali di Stato
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Erano presenti anche il presidente del Senato Ignazio La Russa e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Con loro il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso, ministri, ex presidenti del Consiglio e numerosi leader politici.
Il centrosinistra era rappresentato, tra gli altri, da Elly Schlein, Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Massimo D’Alema.
Hanno partecipato anche Carlo Calenda, Angelo Bonelli, Romano Prodi ed Enrico Letta.
Tra gli esponenti del centrodestra figuravano Carlo Nordio, Adolfo Urso, Anna Maria Bernini, Marina Calderone e Maurizio Gasparri.
La presenza di personalità appartenenti a schieramenti molto diversi ha restituito la dimensione trasversale del rispetto conquistato da Bonino.
Al termine della cerimonia Mattarella e Meloni hanno seguito i familiari fino all’uscita del feretro dal Campidoglio.
In piazza, cittadini e rappresentanti politici hanno accompagnato quel momento con commozione e raccoglimento.

Il feretro avvolto nella bandiera europea
La bandiera europea distesa sulla bara non rappresentava soltanto un omaggio istituzionale.
Era la sintesi di una battaglia durata decenni.
Bonino aveva sempre sostenuto la necessità di costruire un’Europa più unita, autorevole e capace di tutelare concretamente i suoi cittadini.
Per lei il futuro dell’Italia risultava inseparabile da quello europeo.
La scelta del Campidoglio ha aggiunto un ulteriore valore simbolico alla cerimonia.
Proprio sul colle capitolino vennero firmati nel 1957 i Trattati di Roma, fondamentali per la nascita della Comunità economica europea.
Romano Prodi ricorda la difesa dei più deboli
Romano Prodi ha ricordato la determinazione con cui Emma Bonino affrontava ogni battaglia.
L’ex presidente del Consiglio ha indicato nella difesa dei deboli e degli indifesi la sua autentica “stella polare”.
Prodi ha ripercorso anche il lavoro condiviso contro la pena di morte e contro l’impiego delle mine antipersona.
Battaglie nelle quali Bonino univa visione politica, preparazione e capacità di mobilitazione.
L’ex premier ha quindi richiamato il suo europeismo concreto, fondato sul legame tra il destino nazionale e quello dell’intero continente.
Bonino conosceva i rischi prodotti dal ritorno dei nazionalismi.
Per questo continuava a chiedere istituzioni europee più forti e una maggiore integrazione politica.

Enrico Letta: «Emma appartiene ai giovani»
Particolarmente intenso anche il ricordo di Enrico Letta.
Fu proprio Letta, nel 2013, a chiamare Emma Bonino alla guida del ministero degli Esteri.
L’ex presidente del Consiglio ne ha ricordato la capacità di lavorare nelle istituzioni senza diventare prigioniera dei loro meccanismi.
Bonino non si limitava alla testimonianza.
Cercava risultati concreti e utilizzava ogni incarico per trasformare le idee in decisioni politiche.
Letta ha ricordato anche il forte rapporto della leader radicale con le nuove generazioni.
Quando incontrava gli studenti, riusciva a coinvolgerli con la forza delle proprie convinzioni e con un linguaggio diretto.
Da qui una delle frasi più significative della cerimonia: Emma Bonino appartiene ai giovani di oggi.

Le battaglie che continuano dopo Emma Bonino
Il funerale non ha rappresentato soltanto una commemorazione.
È diventato anche un richiamo alle questioni sulle quali Bonino lavorava ancora negli ultimi mesi.
Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha indicato tre priorità: integrazione europea, legge sul fine vita e difesa della Corte penale internazionale.
Magi ha ricordato come Bonino contestasse apertamente le leggi considerate ingiuste.
Accettava anche le conseguenze personali della disobbedienza civile, ma cercava sempre di migliorare le istituzioni democratiche.
Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, ha richiamato il contributo di Bonino alla nascita della Corte penale internazionale.
La difesa della giustizia sovranazionale costituiva per lei uno strumento essenziale contro crimini di guerra, genocidi e violazioni dei diritti umani.
Benedetto Della Vedova ha ricordato invece una leader capace di trasformare cause considerate impossibili in obiettivi politici concreti.
Il ricordo della storica collaboratrice Carla Taibi
La cerimonia si è aperta con le parole di Carla Taibi, assistente e collaboratrice di Bonino per sedici anni.
Taibi ha descritto una donna tenace, esigente, precisa e incapace di arrendersi davanti alle difficoltà.
Dietro ogni presa di posizione esistevano studio, approfondimento e una preparazione rigorosa.
Bonino pretendeva molto dai collaboratori perché chiedeva ancora di più a sé stessa.
Il suo impegno ha ispirato diverse generazioni di donne, attivisti e amministratori.
Ha dimostrato che la politica poteva essere insieme istituzione, dissenso, responsabilità e trasformazione sociale.
Dalla camera ardente alla veglia civile
Prima dei funerali, migliaia di persone avevano raggiunto la camera ardente allestita nella stessa Sala della Protomoteca.
Cittadini di età e orientamenti diversi hanno lasciato messaggi, pensieri e ringraziamenti.
Le testimonianze raccolte hanno riempito quasi cinquecento pagine.
La sera precedente alle esequie, una veglia civile aveva riunito in piazza del Campidoglio esponenti politici, amici, attivisti e persone comuni.
Molte donne avevano portato una rosa rossa.
Altri avevano pronunciato soltanto due parole davanti alla bara: “Grazie Emma”.
Una protagonista dei diritti civili italiani
Emma Bonino è morta a Roma l’11 settembre 2026, all’età di 78 anni.
La sua storia politica iniziò negli anni Settanta, durante le campagne per il divorzio e la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza.
Negli anni successivi si impegnò contro la pena di morte, le mutilazioni genitali femminili, la fame nel mondo e le discriminazioni di genere.
Fu parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministra per le Politiche europee e ministra degli Esteri.
Sostenne i diritti delle donne afghane e delle minoranze perseguitate.
Difese i migranti e chiese politiche capaci di governare i flussi senza dimenticare l’obiettivo prioritario di salvare vite umane.
Durante il suo mandato alla Farnesina sostenne l’operazione Mare Nostrum, avviata dopo le tragedie avvenute nel Mediterraneo.
Negli ultimi anni aveva ribadito il sostegno all’Ucraina e la necessità di difendere il diritto internazionale.
L’ultimo messaggio di Emma Bonino
Il funerale di Stato ha restituito l’immagine di una donna che ha attraversato mezzo secolo di storia italiana con coerenza e determinazione, contribuendo a realizzare concretamente i diritti di milioni di cittadini italiani.
Senza di lei leggi fondamentali dello stato, come quella sul divorzio o sulla legalizzazione dell’aborto, forse sarebbero arrivate con anni di ritardo.
Emma Bonino ha portato avanti con coerenza e rettitudine le sue idee.
Ha praticato la disobbedienza civile, ma ha anche ricoperto incarichi istituzionali di altissimo livello.
Il suo metodo consisteva nel portare le battaglie dalla strada ai parlamenti, trasformando il dissenso in riforme e tutela delle libertà individuali.
L’ultimo saluto in Campidoglio ha consegnato alle nuove generazioni un’eredità importante e solida.
Quella di un’Europa più unita, di una democrazia più coraggiosa e di una politica capace di stare, sempre, dalla parte dei cittadini soprattutto se vulnerabili.
LPP






































