Il 16 agosto 2025 l’Italia intera dice addio a Pippo Baudo

Un anno senza Pippo Baudo, il “presentatore” che cambiò la televisione italiana
Il 16 agosto 2025 l’Italia salutava Pippo Baudo, uno dei protagonisti assoluti della storia della televisione nazionale. A un anno dalla sua scomparsa, il ricordo del celebre conduttore resta legato a oltre sessant’anni di spettacolo, musica, varietà e grandi eventi televisivi.
Pippo Baudo muore a Roma all’età di 89 anni, dopo avere accompagnato intere generazioni di italiani davanti al piccolo schermo. Conduttore, autore, direttore artistico e scopritore di talenti, costruì una carriera difficilmente separabile dalla storia stessa della Rai.
Nato il 7 giugno 1936 a Militello in Val di Catania, lasciò la Sicilia per inseguire il mondo dello spettacolo. Roma divenne il centro di un percorso professionale destinato a trasformarlo in uno dei personaggi più riconoscibili e autorevoli della televisione italiana.
Da Settevoci ai programmi che cambiarono la televisione
La consacrazione arrivò negli anni Sessanta con “Settevoci”, trasmesso dal 1966 al 1970. Il programma mise in evidenza il suo stile diretto, elegante e capace di creare immediatamente un rapporto con il pubblico.
Successivamente arrivò “Canzonissima”, che consolidò definitivamente la sua popolarità. Negli anni Settanta e Ottanta Baudo divenne uno dei volti centrali della programmazione Rai.
Condusse diverse edizioni di “Domenica in” e legò il proprio nome a programmi entrati nella memoria collettiva, tra cui “Fantastico” e “Serata d’onore”.
Il suo punto di forza non consisteva soltanto nella conduzione. Baudo sapeva costruire uno spettacolo, individuare i tempi televisivi e valorizzare artisti emergenti. Negli anni contribuì infatti alla crescita e alla popolarità di numerosi protagonisti della musica e dello spettacolo italiano.
Pippo Baudo e il Festival di Sanremo

Un capitolo fondamentale della sua carriera riguarda il Festival di Sanremo. Baudo ne condusse tredici edizioni, diventando uno dei presentatori maggiormente identificati con la manifestazione.
Sul palco dell’Ariston portò il suo modo personale di intendere la televisione: attenzione alla musica, conoscenza degli artisti, capacità di gestire gli imprevisti e un forte controllo dei tempi della diretta.
Sanremo rappresentò anche il luogo ideale per una delle sue caratteristiche più celebri: la capacità di riconoscere nuovi talenti e offrire loro una grande occasione davanti al pubblico nazionale.
L’impegno dietro le quinte e il rapporto con la Rai
La carriera di Pippo Baudo non si limitò agli studi televisivi. Tra il 1987 e il 1988 ricoprì il ruolo di direttore artistico di Canale 5, prima di tornare in Rai.
Negli anni successivi lavorò a numerosi programmi, tra cui “Gran Premio”, “Luna Park” e “Mille lire al mese”.
Dal 1989 al 1997 guidò inoltre il Teatro Stabile di Catania, mantenendo un forte rapporto con la propria terra d’origine. Nel 1994 assunse anche l’incarico di direttore artistico della Rai, ruolo che mantenne per circa due anni.
Il teatro rappresentò un altro importante capitolo della sua attività. Tra i lavori più simbolici figurò il musical “L’uomo che inventò la televisione”, un titolo diventato quasi una definizione della sua straordinaria esperienza professionale.
Gli ultimi anni e il ritorno sul piccolo schermo
Anche negli anni Duemila Baudo continuò a essere una presenza importante della televisione italiana. Condusse programmi come “Novecento”, “Il viaggio” e nuove edizioni di “Domenica in”, dimostrando una capacità rara di attraversare epoche televisive molto diverse.
Nel 2018 raccontò la propria vita nell’autobiografia “Ecco a voi. Una storia italiana”, realizzata insieme al giornalista Paolo Conti. Il libro ripercorse incontri, successi, difficoltà e trasformazioni vissute durante una carriera iniziata quando la televisione italiana muoveva ancora i suoi primi passi.
Nel 2021 ricevette il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, uno dei più prestigiosi riconoscimenti concessi dallo Stato.
Un anno fa la morte di Pippo Baudo
Nell’ultima fase della sua vita aveva progressivamente ridotto le apparizioni pubbliche. Una delle ultime occasioni nelle quali comparve davanti agli obiettivi fu la festa per i 90 anni di Pierfrancesco Pingitore. Baudo apparve in sedia a rotelle, ma mantenne il sorriso e la cordialità che lo avevano sempre caratterizzato.
A un anno dalla sua morte, il suo nome continua a evocare una stagione irripetibile della televisione italiana. Non soltanto un presentatore, ma il “costruttore” del linguaggio televisivo nazionale, seguendone l’evoluzione per oltre mezzo secolo.
Con professionalità, ironia e una profonda conoscenza dello spettacolo, ha raccontato un’Italia che cambiava. Per questo, ancora oggi, l’espressione “l’uomo che inventò la televisione italiana” continua a rappresentare uno dei modi più efficaci per descrivere la sua eredità.
Laura Persico Pezzino






































