Il necroforo: concretezza settoriale e possibilità future

Dignità e competenze: dignità di ruolo e gestione aziendale
Il necroforo: nuovi interrogativi e riflessioni per poter aprire nuovi dialoghi. Nell’articolo (clicca qui👇) dello scorso febbraio “Il necroforo: ruolo, formazione e nuove consapevolezze”, abbiamo proposto una descrizione approfondita di questa figura essenziale nel settore funebre e abbiamo tentato di delineare i possibili confini del suo ruolo.
Partendo dal presupposto che, tutti i professionisti della funeraria, sono sottoposti sia emotivamente che fisicamente a continue pressioni, un quesito sorge spontaneo: è possibile trovare un equilibrio nella “gestione” degli operatori che che tenga conto sia il rendimento dei servizi offerti che del benessere psico-fisico dell’operatore?
La risposta potrebbe avere esito positivo, dando per certi correttezza e buona volontà di tutti.
Situazione attuale e…
Ad oggi, la gestione interna delle imprese, non ha parametri rigidi. Certamente vi è un CCNL, che regolamenta le linee di base in assunzione. Dopo di che subentra la responsabilità etica aziendale. Ci sono aziende impeccabili sulla gestione dei collaboratori e, purtroppo, altre (sia grandi che piccole) dove il lavoratore affronta orari logoranti senza turnover e turni di riposo non regolari.
Del CCNL riporto di seguito un breve estratto:
Art. 23 – Orario di lavoro
1. La durata dell’orario normale contrattuale di lavoro è di 40 ore settimanali.
2. L’orario di lavoro settimanale viene distribuito con prestazioni su 6 giorni nella settimana.
3. Per gli impiegati amministrativi potrà essere concordata a livello aziendale la distribuzione dell’orario settimanale in 5 giorni.
A) Durata massima dell’orario di lavoro
1. Ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo n. 66/03 la durata media dell’orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di 7 giorni, le 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario.
…possibili alternative
Partiamo dall’oggettività dei fatti: questo lavoro è estremamente “coinvolgente” tanto per usare un eufemismo. Bisogna fornire servizio h24 e 365 giorni l’anno ed è necessario che ogni professionista/operatore sia formato, competente e consapevole della delicatezza del ruolo.
Pertanto, la dignità del ruolo passa anche attraverso dal dotarsi, per l’impresa, di orari lavorativi e piani operativi consoni, che consentano efficienza, efficacia e sostenibilità.
Poiché sappiamo che il lavoro, a livello fisico e mentale, è estremamente usurante.
Concretamente si potrebbe così tradurre: non essere in deficit di personale, predisporre una rotazione e una turnistica commisurata ai carichi di lavoro e di conseguenza avere una adeguata gestione di reperibilità notturne e festive.
Titolari e responsabili delle imprese funebri saprebbero di poter contare su collaboratori competenti e corretti e gli operatori vedrebbero riconosciuto il loro operato, nella consapevolezza di lavorare tutti per un fine comune.
Esiste poi la questione dei rapporti tra colleghi. Collaborazione, supporto e condivisione sono alla base di qualunque relazione costruttiva, e in ambito professionale tali corrette dinamiche possono davvero fare la differenza. Se poi i comportamenti virtuosi sono incentivati dal titolare, la serenità dell’ambiente di lavoro è assicurata.
Tutto questo è utopia? A quanto si sente in giro pare proprio di sì. Tuttavia se tante sono le dinamiche aziendali problematiche, c’è anche una spinta a far emergere, affrontare, risolvere. Consapevolmente.
Ciò che il futuro ci potrebbe dispensare
Allora, il punto è questo: esistono dinamiche lavorative scorrette e qualche volta dannose, sia per l’azienda che per il lavoratore.
Esiste anche, però, una effettiva prospettiva di cambiamento ed evoluzione.
Per poter attuare questo tipo di cambiamento, probabilmente è necessario un passo in avanti.
Laddove ha prevalso il semplice beneficio dalle singole parti, e non di tutte ovviamente, è auspicabile che arrivi la comprensione che la condivisione di obiettivi comuni è nell’interesse di tutti. Probabilmente l’aria s’innoverebbe e le tensioni scemerebbero notevolmente.
Lasciamoci dunque con una domanda.
“Siamo disposti a metterci in gioco attuando un metodo lavorativo fatto di cooperazione e comunione di obiettivi e interessi?”
Certo le novità spesso fanno paura. Ma forse vale la pena di provare.
Giorgia Atzeni











































