Il necroforo: ruolo, formazione e nuove consapevolezze

Dignità e competenze: ripensare il ruolo del necroforo
Il necroforo, figura per eccellenza nell’ambito funebre, appellato anche come becchino, cassamortaro, beccamorto.
Chi è, o cosa dovrebbe essere, soprattutto quale percorso di formazione è necessario per essere un necroforo?
Presenza sicuramente sottovalutata, causa di un concetto imprenditoriale ancora vecchio stampo, l’espressione che più risuona al momento delle assunzioni e nel settore, si riassume con: “è un lavoro come un altro…”.
E invece…
È un lavoro di assistenza alla persona.
Il necroforo è colui che si prende “cura” del defunto.
Richiede l’essere presenza discreta, ma con un impatto determinante per i parenti. Ovviamente se si compie il lavoro correttamente.
Tra tutte le mansioni svolte dal necroforo, probabilmente quella più onerosa è la preparazione della salma e il peso della responsabilità che ne deriva. Infatti il necroforo è consapevole del fatto che, con l’esposizione del defunto, l’ultimo ricordo dei familiari dipenderà anche dalla qualità del lavoro che ha svolto.
Per questo, data la particolarità di questo ruolo, di rilevanza e di serietà dovrebbe essere permeata la formazione e il percorso di crescita.
Formazione professionale e limiti del sistema attuale
La formazione di base del necroforo è solitamente affidata ad enti, su base di fondi regionali e interprofessionali, tramite il datore di lavoro.
L’accesso ai fondi mediante avviso pubblico resta comunque in capo ad associazioni di categoria.
Spesso queste ultime scelgono docenti che rendono i corsi “insipidi” e, soprattutto, sono docenti che nella maggior parte dei casi non riescono a trasmettere, alle nuove generazioni di professionisti, l’amore, le competenze e il rispetto che un ruolo del genere richiede.
La maggior parte dei titolari fa svolgere questi corsi per obbligo di legge e non per creare nei dipendenti consapevolezza e riconoscimento di ruolo attraverso la formazione.
Ho personalmente partecipato a questi corsi, che ricordo sono “obbligatori”, e posso dire con certezza che il docente era un semplice “ripetitore” di nozioni facilmente reperibili anche altrove.
L’enfasi dell’insegnamento si annullava probabilmente in una concezione settoriale assolutamente da modernizzare e rivalutare.
Questi corsi non si possono scegliere liberamente e non vi è possibilità di svolgerli presso scuole specifiche di formazione, che sarebbero certamente più idonee, sia per vivacità di ideali e di crescita del personale, sia per competenze.
Innovazione, consapevolezza e futuro del necroforo
Allora, il quesito a questo punto è:
“Siamo sicuri che, per paura di un cambiamento e di un’innovazione settoriale, vogliamo adagiarci in una realtà che non porta benefici né agli operatori né ai servizi offerti dalle imprese? A chi serve il continuare a sminuire questo ruolo?”.
Non basta far svolgere i corsi, data la gestione degli stessi.
Occorre creare una nuova visione del necroforo e una nuova formazione, ma soprattutto occorre stimolare la “consapevolezza” del ruolo.
Il necroforo non è un operaio.
Non è un esclusivo mezzo di manovalanza.
Il necroforo è un professionista con responsabilità e competenze di “cura”.
È giunta l’ora che tutti comincino ad esserne consci.
Giorgia Atzeni
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