La Corazzata Potëmkin compie 100 anni.

A cento anni dalla sua realizzazione, La Corazzata Potëmkin resta uno dei capisaldi della storia del cinema.
Un’opera che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico e che, paradossalmente, in Italia è diventata celebre anche grazie a una delle battute più iconiche della commedia nazionale.
Un film che ha riscritto le regole della settima arte
Realizzato nel 1925 per celebrare il ventesimo anniversario della Rivoluzione russa del 1905, il film rivelò al mondo il talento straordinario del giovanissimo Sergej Michajlovič Ejzenštejn, allora appena ventisettenne.
Con La Corazzata Potëmkin, Ejzenštejn portò sullo schermo una visione completamente nuova del cinema.
Il suo uso del montaggio, serrato e “martellante”, influenzato dal costruttivismo e dal formalismo russo, trasformò le immagini in un vero strumento di pensiero politico ed emotivo.
Il film racconta l’ammutinamento dell’equipaggio della corazzata Potëmkin nel porto di Odessa e la brutale repressione dei cosacchi contro la popolazione civile, accorsa in solidarietà con i marinai.
Non è un semplice racconto storico.
È un’opera che trasforma un evento reale in una potente metafora collettiva.
La scalinata di Odessa: una scena entrata nella leggenda
La sequenza della scalinata di Odessa è considerata una delle più studiate, citate e imitate di tutta la storia del cinema.
La carrozzina che precipita gradino dopo gradino è diventata un simbolo universale di violenza e tragedia.
Quella scena ha ispirato capolavori successivi come The Untouchables – Gli Intoccabili di Brian De Palma e C’eravamo tanto amati, dove viene ironicamente mimata dal personaggio interpretato da Satta Flores.
Un’eredità visiva che dimostra quanto Potëmkin continui a vivere nel cinema contemporaneo.
Tra censura e tagli
La storia de La Corazzata Potëmkin è anche la storia di una lunga censura.
Negli anni Venti il film subì pesanti tagli in diversi Paesi europei.
Persino la celebre scena della scalinata subì diversi tagli.
Solo in seguito l’opera è stata restituita nella sua versione originale, permettendo al pubblico di riscoprire integralmente la forza di un film che, fin dalla sua uscita, era apparso scomodo e destabilizzante.

Da capolavoro a “boiata pazzesca”: il caso Fantozzi
In Italia, il titolo è diventato popolarissimo anche per un motivo inatteso.
Nel Secondo tragico Fantozzi, Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio, esplode nella celebre invettiva:
«Secondo me La Corazzata Potëmkin è una boiata pazzesca».
Una battuta che ha segnato l’immaginario collettivo e che, con feroce ironia, prendeva di mira il divario tra cinema d’autore e gusto popolare.
Ma anche questa satira ha contribuito, nel tempo, a rendere il film ancora più noto.
Il centenario celebrato a Torino
In occasione dei cento anni dalla sua uscita, il Museo Nazionale del Cinema celebra La Corazzata Potëmkin con una proiezione speciale al Cinema Massimo di Torino.
Il film viene presentato come apice della ricerca ejzenštejniana sul montaggio e come pietra miliare della storia del cinema mondiale.
Il manifesto originale del film, realizzato dall’artista Aleksandr Rodčenko, è esposto alla Mole Antonelliana all’interno della mostra Manifesti d’artista, visitabile fino al 22 febbraio 2026.
Una nuova vita grazie alla musica dal vivo
La proiezione è accompagnata da una sonorizzazione dal vivo firmata da Bruno Dorella e Nicola Manzan.
Le percussioni dialogano con il ritmo del montaggio, mentre violino e organetto amplificano la tensione emotiva del racconto.
Un modo contemporaneo e coinvolgente per riscoprire un film che, a distanza di un secolo, continua a far parlare di sé.
A cento anni dalla sua realizzazione, La Corazzata Potëmkin resta uno dei capisaldi della storia del cinema.
Un’opera che ha rivoluzionato il linguaggio cinematografico e che, paradossalmente, in Italia è diventata celebre anche grazie a una delle battute più iconiche della commedia nazionale.
Un film che ha riscritto le regole della settima arte
Realizzato nel 1925 per celebrare il ventesimo anniversario della Rivoluzione russa del 1905, il film rivelò al mondo il talento straordinario del giovanissimo Sergej Michajlovič Ejzenštejn, allora appena ventisettenne.
Con La Corazzata Potëmkin, Ejzenštejn portò sullo schermo una visione completamente nuova del cinema.
Il suo uso del montaggio, serrato e “martellante”, influenzato dal costruttivismo e dal formalismo russo, trasformò le immagini in un vero strumento di pensiero politico ed emotivo.
Il film racconta l’ammutinamento dell’equipaggio della corazzata Potëmkin nel porto di Odessa e la brutale repressione dei cosacchi contro la popolazione civile, accorsa in solidarietà con i marinai.
Non è un semplice racconto storico.
È un’opera che trasforma un evento reale in una potente metafora collettiva.
La scalinata di Odessa: una scena entrata nella leggenda
La sequenza della scalinata di Odessa è considerata una delle più studiate, citate e imitate di tutta la storia del cinema.
La carrozzina che precipita gradino dopo gradino è diventata un simbolo universale di violenza e tragedia.
Quella scena ha ispirato capolavori successivi come The Untouchables – Gli Intoccabili di Brian De Palma e C’eravamo tanto amati, dove viene ironicamente mimata dal personaggio interpretato da Satta Flores.
Un’eredità visiva che dimostra quanto Potëmkin continui a vivere nel cinema contemporaneo.
Tra censura e tagli
La storia de La Corazzata Potëmkin è anche la storia di una lunga censura.
Negli anni Venti il film subì pesanti tagli in diversi Paesi europei.
Persino la celebre scena della scalinata subì diversi tagli.
Solo in seguito l’opera è stata restituita nella sua versione originale, permettendo al pubblico di riscoprire integralmente la forza di un film che, fin dalla sua uscita, era apparso scomodo e destabilizzante.

Da capolavoro a “boiata pazzesca”: il caso Fantozzi
In Italia, il titolo è diventato popolarissimo anche per un motivo inatteso.
Nel Secondo tragico Fantozzi, Ugo Fantozzi, interpretato da Paolo Villaggio, esplode nella celebre invettiva:
«Secondo me La Corazzata Potëmkin è una boiata pazzesca».
Una battuta che ha segnato l’immaginario collettivo e che, con feroce ironia, prendeva di mira il divario tra cinema d’autore e gusto popolare.
Ma anche questa satira ha contribuito, nel tempo, a rendere il film ancora più noto.
Il centenario celebrato a Torino
In occasione dei cento anni dalla sua uscita, il Museo Nazionale del Cinema celebra La Corazzata Potëmkin con una proiezione speciale al Cinema Massimo di Torino.
Il film viene presentato come apice della ricerca ejzenštejniana sul montaggio e come pietra miliare della storia del cinema mondiale.
Il manifesto originale del film, realizzato dall’artista Aleksandr Rodčenko, è esposto alla Mole Antonelliana all’interno della mostra Manifesti d’artista, visitabile fino al 22 febbraio 2026.
Una nuova vita grazie alla musica dal vivo
La proiezione è accompagnata da una sonorizzazione dal vivo firmata da Bruno Dorella e Nicola Manzan.
Le percussioni dialogano con il ritmo del montaggio, mentre violino e organetto amplificano la tensione emotiva del racconto.
Un modo contemporaneo e coinvolgente per riscoprire un film che, a distanza di un secolo, continua a far parlare di sé.















































































