brunella gasperini

La morte secondo la scrittrice Brunella Gasperini

La morte secondo la scrittrice Brunella Gasperini

Il viaggio dell’anima di Brunella Gasperini: l’equilibrio perfetto tra ironia e commozione

Ci sono penne capaci di trasformare la pagina scritta in un microcosmo tangibile, e quella di Brunella Gasperini ne è l’esempio più vivido.

La sua scrittura si muove su un crinale unico.

Dove una profonda malinconia e un romanticismo d’altri tempi, si fondono con uno sguardo straordinariamente concreto e analitico sulla realtà.

Forse l’unico modo per poter affrontare un argomento così complesso e delicato.

Leggerla significa intraprendere un viaggio immersivo: si ha la sensazione fisica di essere lì, accanto ai protagonisti, testimoni di un’introspezione psicologica dei personaggi con un’intensità quasi inaudita.

La Gasperini domina la narrazione ironia sottile, orchestrando un’altalena emotiva spiazzante.

Nello spazio di pochi paragrafi si alternano la serietà più profonda, risate liberatorie e momenti in cui le lacrime prendono inevitabilmente il sopravvento.

In particolare, in un racconto pubblicato sulla rivista Annabella, troviamo la profondità e la leggerezza mescolati nel trattare un argomento tabù: quello che resta di noi dopo la morte.

Già il titolo è un’affermazione di identità: “Non mettete l’olio al cancello”.

Il cuore pesante di Gigìn: il legame indissolubile con la terra

Al centro della narrazione si muove la storia di Gigìn.

Un’anima che ha già varcato il confine del nostro mondo, ma che si ritrova sospesa, non accettata nel luogo etereo in cui è giunta.

Il suo peccato, se così si può chiamare, è un cuore ancora troppo pesante, incapace di farsi d’aria come quello delle anime che la circondano.

Per questo, Gigìn viene spinta a intraprendere un viaggio straordinario e rivelatore.

Un cammino sospeso in un’invisibilità tangibile.

Donando ai suoi lettori, due punti di vista differenti: comprendere le sensazioni di chi rimane, e la visione di chi non c’è più.

Gigìn è visceralmente attaccata agli affetti, agli amori e a quella vita terrena vissuta con un’intensità e una gioia così contagiose da renderle impossibile, nell’immediato, accettare la leggerezza dell’oblio.

Per lei, avere un cuore leggero sembra quasi un tradimento verso tutto ciò che ha amato così tanto.

Il cancello “parlante” e il patto del silenzio

Il cancello della casa di famiglia, nella quale Gigìn è vissuta, diventa una vera e propria estensione della sua “voce”.

Le viene concesso di tornare, e sono passati due anni, dalla sua… partenza da quel luogo amato.

In vita, per lei il cigolio del cancello aveva significati profondi. Poteva essere annuncio del ritorno a casa di una persona amata oppure l’origine di una lamentela del momento.

Era un codice privato, un ponte sonoro tra la vita quotidiana e gli affetti di una famiglia come tante. E nel lessico quotidiano, il “non” mettere a tacere quel cancello (con un po’ di olio) rafforza legami e affetti familiari, dinamiche segrete e indissolubili.

Un legame così potente che nessuno, dalla morte di Gigìn, ha pensato di far tacere il cigolio del cancello.

Non mettere l’olio a quel cancello, per non spegnere quell’ultimo, cigolante battito di vita e di memoria.

L’impertinenza di un’anima e la lezione del distacco

È proprio su questo crinale emotivo che Brunella Gasperini dispiega tutta la sua maestria, affrontando la narrazione con un’irriverenza assoluta e una straordinaria leggerezza.

Gigìn agisce dall’aldilà in modo insolente, indispettita, mossa dalla rabbia feroce di vedere che la vita, sulla Terra, osa andare avanti anche senza di lei.

Per lei la vita era quella, tangibile e presente, e non riesce ad accettare che chi è rimasto provi a ricominciare.

Vive il loro tentativo di sopravvivere come un affronto, convinta che nessuno debba prendere il suo posto.

Ma il fulcro risolutivo del viaggio di Gigìn risiede proprio nel comprendere ciò che la sua rabbia le impedisce di vedere.

Andare avanti non significa dimenticare.

Attraverso questo cammino sospeso, l’anima impertinente scopre che il suo posto nei cuori di chi l’ha amata è inattaccabile e che ogni giorno viene celebrata attraverso piccoli gesti quotidiani.

Questo viaggio diventa così una catarsi necessaria.

Così che la protagonista possa finalmente alleggerire il proprio carico e lasciarsi andare.

In questo delicato equilibrio tra visibile e invisibile si inserisce un’altra figura femminile chiave, Marisa.

Con lei, Gigìn instaura un dialogo profondo e misterioso, giocando tantissimo lungo quella linea sottile che separa i due mondi.

Un legame che si rivelerà fondamentale, per sciogliere gli ultimi nodi del suo cuore pesante.

La presa di coscienza

Ed è proprio quel giorno di “vacanza dalla morte” a farle comprendere l’abissale differenza temporale che vi è nel mondo dei vivi.

Adesso sa che i giorni terreni sono fugaci.

Sembrava ce ne fosse in abbondanza ora, invece, capisce che il tempo è finito.

Sente l’urgenza di trovare una soluzione.

Non poteva accettare di non stringere più i suoi figli,  di non poter più dare loro conforto, e di sapere che suo marito avrebbe ricominciato a sorridere, ma senza di lei.

O che la vecchia balia brontolona non potesse più avere sostegno.

L’ultimo cigolio: il segreto dietro la linea dell’invisibile

Come riuscirà Gigìn a perdonare a chi resta il “crimine” di continuare a vivere?

Il viaggio di questo spirito si stringe attorno a un nodo finale, un momento di rivelazione in cui il rancore si scioglie nella comprensione più pura.

Brunella Gasperini ci conduce per mano fino a quella linea sottile dove l’invisibile diventa tangibile.

Lasciandoci col fiato sospeso davanti a quel cancello che non smette di “parlare”.

Resta solo da scoprire se quel cigolio accoglierà un addio o un nuovo, eterno ritorno.

Per addentrarvi nel cuore di questa storia straordinaria, per ridere, commuovervi e scoprire come Gigìn riuscirà finalmente a rendere il suo cuore leggero come l’aria, dovete entrare nel suo racconto.

Giorgia Atzeni

“Hai capito, finalmente” dice la Voce che mi accompagna, e il grande Volto d’aria mi sorride. “Sei come noi, adesso.”
 Sì, sono come Loro, adesso: e il faticoso cammino di ritorno diventa un largo, pacato volo attraverso il cielo.
 Tutto è grande, immutabile e sereno: anche il mio cuore.

 

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