Lady Oscar “morta” il 14 luglio, ma “eterna” per la Gen X

Siamo la Gen X, quelli che hanno vissuto gli anni Ottanta del secolo scorso, è normale che abbiamo “sofferto” per la morte di Lady Oscar.
Proprio così.
Lei, la nostra eroina, capace di attraversare generazioni e lustri senza perdere un grammo della sua forza immaginifica.
Nata negli anni Settanta dalla straordinaria fantasia e dal talento della fumettista giapponese Riyoko Ikeda, Lady Oscar ha conquistato milioni di lettori prima e spettatori poi.
E infine è diventata simbolo di una generazione, molto più di una protagonista di un manga o di un cartone animato.
Per tantissime ragazzine di ieri – oggi donne adulte, compresa chi scrive – Lady Oscar continua a rappresentare un modello femminile alternativo persino alla Barbie: forza, emancipazione e libertà di pensiero.
Lady Oscar: più di un manga, più di un cartone animato
Il manga, pubblicato in Italia anche con il titolo Le rose di Versailles, venne serializzato in Giappone sulla rivista Margaret di Shūeisha dal 21 maggio 1972 al 23 dicembre 1973.
Nel 1979 arrivò la serie televisiva anime, composta da 40 episodi e prodotta dalla Tokio Movie Shinsha. Il successo fu immediato e il fenomeno conquistò rapidamente il pubblico internazionale.
In Italia i primi 37 episodi furono trasmessi per la prima volta tra il 1° marzo e il 20 aprile 1982, entrando per sempre nell’immaginario collettivo.
La “morte” di Lady Oscar: l’addio che nessuno ha dimenticato
Gli ultimi tre episodi andarono in onda nel dicembre dello stesso anno.
Il 6 dicembre 1982 venne trasmesso il quarantesimo e ultimo episodio, mantenendo il titolo originale giapponese さよならわが愛しのオスカル (Sayonara waga itoshi no Oscar), tradotto come “Addio, mia cara Oscar”.
Un epilogo, la morte, rimasto impresso nella memoria di milioni di spettatori.
Fino al 1990 la serie viene riproposta più volte, ma con numerose censure nei dialoghi e con alcune scene eliminate per adattarla a un pubblico infantile, molto diverso da quello adolescenziale immaginato originariamente dalla sua autrice.
Perché Lady Oscar continua a far parte del vissuto di molti di noi…
Basta pronunciare il suo nome per capire quanto sia entrata nella cultura generazionale.
Non diciamo semplicemente “Lady Oscar”: pronunciamo un’unica parola, “Lediòscar”, come fosse il nome di una leggenda.
Ed è proprio questo che è diventata.
Lady Oscar incarna la coscienza femminile che rivoluziona sé stessa. Dimostra che coraggio, intelligenza e leadership non hanno genere e che nessun ruolo può essere imposto quando la propria natura chiede libertà di espressione.
Costretta dal padre a vivere come un uomo, affronta ogni giorno il conflitto tra ciò che è e ciò che gli altri si aspettano da lei. La sua storia racconta quanto possa essere doloroso nascondere la propria identità e quanto sia importante avere il coraggio di essere sé stessi.
Il suo profondo legame con la regina Maria Antonietta va oltre la semplice fedeltà. È un rapporto costruito su stima, affetto e protezione, capace di raccontare il valore della lealtà anche nei momenti più difficili.
Alcuni motivi per continuare ad amarla
• Lady Oscar sta nel proprio corpo con naturalezza e forza. Danza, combatte, cavalca e impugna la spada con uguale eleganza, ogni azione è un’affermazione di libertà.
• Si scontra con pregiudizi di ogni sorta e il maschilismo più torbido. Eppure il suo carisma prevale e conquista. I suoi subordinati scelgono di seguirla non per la sua forza fisica, ma per il suo cuore e la sua integrità.
• Lady Oscar ama la letteratura e l’arte, ma il suo più grande piacere è galoppare a perdifiato sul suo cavallo bianco, César. Questo amore per la libertà e l’avventura rappresenta lo spirito indomabile che risiede in ogni donna.
• Lady Oscar vive l’Amore. L’uomo al suo fianco la ama, la ammira e la sostiene, gioendo nel vederla brillare.
Lady Oscar è un personaggio nato dalla fantasia, ma…
È anche il simbolo dell’evoluzione del ruolo femminile nell’immaginario collettivo. Le sue battaglie, i suoi dubbi, il suo coraggio e la sua esigenza di libertà ci ricordano che ogni rivoluzione parte da una scelta personale: essere, autenticamente.
Laura Persico Pezzino






































