Lucio Battisti, 28 anni senza il suo “canto libero”.

Il “mito” Lucio Battisti nella vita di ciascuno di noi…
A ventotto anni dalla morte di Lucio Battisti, avvenuta il 9 settembre 1998, la sua musica continua a occupare un posto unico nella cultura italiana.
Scrivere di Battisti significa attraversare oltre trent’anni di canzoni, intuizioni, sperimentazioni e melodie che hanno cambiato profondamente il modo di raccontare i sentimenti.
Il suo repertorio non appartiene soltanto alla memoria di chi c’era negli anni Sessanta e Settanta.
Ancora oggi accompagna nuove generazioni di ascoltatori e continua a risuonare nelle radio, nelle piattaforme digitali e nelle interpretazioni di numerosi artisti.
Da Poggio Bustone alla conquista della musica italiana
Lucio Battisti nasce il 5 marzo 1943 a Poggio Bustone, piccolo centro in provincia di Rieti.
Fin da giovane mostrò una forte attrazione per la chitarra e per le nuove sonorità che arrivavano dall’estero.
Le prime esperienze nei complessi musicali e l’attività come chitarrista gli permisero di sviluppare uno stile personale, aperto al rock, al rhythm and blues, al soul e alla musica beat.
La svolta arrivò a metà degli anni Sessanta con l’incontro con Giulio Rapetti, in arte Mogol.
Da quella collaborazione nacque uno dei sodalizi più importanti nella storia della musica leggera italiana.
Battisti costruiva melodie innovative e arrangiamenti sorprendenti.
Mogol trasformava emozioni, amori, incomprensioni e momenti della vita quotidiana in parole immediate e universali.
Battisti e Mogol, una stagione irripetibile
Il repertorio nato dalla collaborazione tra Lucio Battisti e Mogol comprende alcune delle canzoni italiane più amate, conosciute e cantate di sempre.
L’elenco è quasi inutile, ognuno di noi ha la “sua” canzone di Battisti-Mogol…
“Acqua azzurra, acqua chiara”, “Mi ritorni in mente”, “Emozioni”, “Pensieri e parole”, “La canzone del sole”, “I giardini di marzo”, “E penso a te”, “Il mio canto libero”, “Una donna per amico” e “Con il nastro rosa”.
Battisti e Mogol insieme seppero fondere la tradizione melodica italiana con linguaggi musicali moderni.
Costruendo qualcosa di immediatamente riconoscibile.
Nel 1968 partecipò al Cantagiro con “Balla Linda”.
L’anno seguente tornò alla manifestazione con “Acqua azzurra, acqua chiara”, brano che nel 1969 conquistò anche il Festivalbar.
La sua attività non riguardò soltanto le canzoni interpretate personalmente.
Nel corso della carriera compose e collaborò con numerosi protagonisti della musica italiana, tra cui Mina, Bruno Lauzi, Equipe 84, Dik Dik e Formula 3.
Il coraggio di cambiare quando era già una leggenda
Caratteristica peculiare di Lucio Battisti è la sua continua ricerca musicale.
Quando avrebbe potuto limitarsi a ripetere una formula di enorme successo, preferì cambiare strada.
Dopo la conclusione del lungo rapporto artistico con Mogol iniziò una nuova fase creativa.
Negli anni Ottanta avviò la collaborazione con Pasquale Panella, autore dei testi degli ultimi cinque album della sua carriera.
Nacquero così lavori come “Don Giovanni”, “L’apparenza”, “La sposa occidentale”, “Cosa succederà alla ragazza” e “Hegel”.
Il linguaggio diventò più enigmatico.
Le strutture musicali si fecero meno convenzionali.
Battisti dimostrò ancora una volta di non voler vivere della propria leggenda, ma di voler continuare a sperimentare.
Il silenzio che contribuì a costruire il mito
Parallelamente alla ricerca musicale, Lucio Battisti ridusse progressivamente le apparizioni pubbliche.
In un mondo dello spettacolo che già iniziava a dare un’importanza crescente alla televisione e all’esposizione mediatica, scelse una strada opposta.
Preferì lasciare parlare le canzoni.
Niente costruzione pubblica del personaggio, poche interviste e una vita sempre più distante dai riflettori.
Quella scelta contribuì inevitabilmente ad alimentare il mistero attorno alla sua figura.
Ma soprattutto confermò un principio che aveva accompagnato gran parte della sua carriera: al centro doveva rimanere la musica.
Il museo di Lucio Battisti nella sua Poggio Bustone
Dal gennaio 2024 anche Poggio Bustone custodisce uno spazio dedicato alla memoria del suo cittadino più celebre.
Nel paese natale dell’artista ha aperto il primo museo dedicato a Lucio Battisti.
All’interno trovano spazio fotografie, lettere, strumenti musicali, oggetti personali e testimonianze legate alla sua vita.
Un luogo raccolto che permette agli appassionati di avvicinarsi non soltanto alla figura pubblica del musicista, ma anche alle sue origini e alla dimensione più personale della sua storia.
Ventotto anni dopo, Lucio Battisti è ancora presente
Il 9 settembre 1998 l’Italia perdeva Lucio Battisti a soli 55 anni.
Ventotto anni dopo, però, parlare di lui soltanto al passato appare quasi impossibile.
Le sue canzoni continuano a essere ascoltate, cantate, reinterpretate e tramandate.
Battisti ha dato voce all’amore, alla nostalgia, alla libertà, alla solitudine e alle contraddizioni dei rapporti umani senza trasformarli in formule prevedibili.
Ha avuto il coraggio di cambiare quando il successo avrebbe suggerito prudenza.
Ha difeso la propria libertà artistica quando la notorietà avrebbe potuto trasformarlo soltanto in un personaggio.
Basta ascoltare poche note di “Emozioni”, “I giardini di marzo” o “Il mio canto libero” per capire che Lucio Battisti, in realtà, non ha mai smesso di essere presente.
La sua voce, le sue melodie e quella continua ricerca di nuovi territori musicali restano parte integrante della storia culturale italiana.
Ventotto anni senza Lucio Battisti sono anche ventotto anni trascorsi insieme alla sua musica.
Laura Persico Pezzino






































