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L’ultimo ritratto: la necessità del saluto

L’ultimo ritratto: la necessità del saluto

Viaggio nelle ritualità funebri

Continua la serie di articoli che abbiamo definito “Diario del Cerimoniere Funebre”: un percorso di riflessioni (scritte) nel quale approfondire quanto più possibile le sfaccettature di questa “presenza” che si aggira nel mondo della funeraria.

E proseguiamo portandovi in quel viaggio che ogni professionista del commiato, compie quotidianamente: un “Ultimo Ritratto”, cioè la somma di gesti e parole che compongono la ritualità dell’accompagnamento.

Ogni defunto con la sua storia, ogni parola dei suoi cari accolta con cura, ogni gesto reso per fornire senso d’unione e levità.

Durante questo viaggio alla scoperta della ritualità personalizzata, vi auguro dì abbracciare ogni emozione e di poter condividere l’empatia, che guida quotidianamente me e i miei colleghi.

Il tempo sospeso di un ultimo addio

Qualche mese fa, una richiesta delicata e silenziosa ha bussato alla mia porta.

A contattarmi era una ragazza che cercava un modo per dare forma a un saluto rimasto in sospeso.

Quasi un anno prima, la vita le aveva strappato il padre all’improvviso, lasciandole addosso quel peso invisibile delle cose non dette.

Dialogando con lei, ho capito subito che il suo dolore, trovava “punti vuoti”: tra la fretta di dover andare avanti e una dispersione delle ceneri emotivamente complessa, per lei non c’era mai stato il tempo di fermarsi e respirare.

Mancava un momento rituale, che mettesse un punto fermo, un ultimo abbraccio simbolico per lasciarlo andare.

Ho accolto la sua richiesta con calore e, concordando un giorno di incontro. Avevo necessità di acquisire informazioni precise e corrette per poterla accompagnare e sostenere nel migliore dei modi.

Un rito sussurrato

Il giorno dell’incontro, mi trovai davanti a una ragazza con un sorriso negli occhi e, al tempo stesso, una malinconia sconfinata nello sguardo.

La feci accomodare e per iniziare a tessere il filo del rito, le rivolsi tre domande, semplici ma fondamentali: com’era mancato il suo papà, perché fosse così profondamente amato e come fosse andato, all’epoca, il funerale.

Mi raccontò che il giorno delle esequie era stato un momento intimo, bello, di sincera condivisione.

Tuttavia, quell’addio era rimasto a metà, come un respiro spezzato: non riuscì a fermarsi dal lavoro, ed il giorno seguente al funerale era nuovamente in ufficio.

Mentre parlava, ho avuto la possibilità, anche se da lontano, di incontrare il padre.

Se l’ultimo saluto ha bisogno di trovare “casa”

Descrivendomi un uomo che aveva fatto la differenza non solo per la sua famiglia, ma per molti, sempre pronto a tendere la mano anche agli sconosciuti; un padre che per lei era si un educatore, ma anche un confidente e un porto sicuro, custode di un legame speciale e raro.

Passo poi a raccontarmi il rapporto d’amore dei genitori mediante i suoi occhi, userò le sue parole “dopo 33 anni sembravano ancora due sedicenni al primo incontro, un amore raro, anche se a volte pieno di ostacoli”.

Mi ha confidato i dettagli del decesso e di come fosse avvenuta la dispersione delle ceneri, tutti i tasselli sono andati al loro posto, lasciandomi un’impronta emotiva così forte che ho sentito il bisogno urgente di mettermi subito a scrivere.

Abbiamo scelto di dare vita a un rito piccolissimo e sussurrato, solo per pochi, e le ho suggerito di celebrarlo proprio tra le mura di casa. In quella casa grande che un tempo era sempre piena di vita, il silenzio lasciato dalla voce del suo babbo si faceva sentire troppo forte; era proprio lì, nel cuore dei loro ricordi quotidiani, che avevano bisogno di ritrovare un senso di pienezza.

La necessità del saluto

Quel pomeriggio speravo, volevo, che il momento di raccoglimento divenisse uno spazio di consapevolezza.

Il messaggio più grande che desideravo trasmettere, soprattutto a lei, era l’importanza vitale di prendersi il tempo.

Quando la vita viene scossa da un evento così enorme, fermarsi non è una scelta, ma un atto di giustizia verso se stessi.

Dobbiamo concederci il lusso di fermarci. E di accogliere il colpo.

Un lutto cambia radicalmente la nostra esistenza, ne ridisegna i confini.

Eppure, se quel dolore impariamo a non respingerlo, se lo teniamo stretto e lo incanaliamo nel modo giusto, possiamo scoprirvi dentro risorse che non avremmo mai immaginato.

Bisogna solo avere il coraggio di tornare a respirare.

Giorgia Atzeni

Nota di Redazione: TGFuneral24 è sempre aperta a quanti nel settore desiderano esprimere la propria opinione su questioni di interesse comune o anche per sollevare la civile discussione. Per questo abbiamo accolto il contributo di Giorgia Atzeni, qui 👇potete scoprire chi è l’autrice di questo articolo.

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