Nuovo crematorio di Foligno: il Tar respinge il ricorso

Nessun maxi risarcimento al promotore del project financing
Il progetto del forno crematorio di Colfiorito (nel comune di Foligno) torna al centro dell’attenzione, dopo la decisione del Tar dell’Umbria. Infatti nel contenzioso he ha dato ragione al Comune di Foligno respingendo la richiesta di risarcimento da oltre 1,6 milioni di euro avanzata dalla società promotrice del project financing.
La sentenza mette un punto importante su una delle vicende più discusse degli ultimi anni nel territorio folignate.
I giudici amministrativi hanno infatti stabilito che il Comune ha agito nel pieno rispetto della propria discrezionalità amministrativa e politica, senza violare i principi di correttezza e buona fede durante l’iter preliminare legato alla proposta del tempio crematorio.
Il Tar: nessuna responsabilità del Comune di Foligno
Secondo il Tribunale amministrativo regionale non si sarebbe mai creato un affidamento concreto tale da giustificare una responsabilità precontrattuale dell’amministrazione.
La società La Fenice sosteneva invece che il Comune avesse interrotto improvvisamente il dialogo avviato sulla proposta di finanza di progetto per la costruzione e gestione dell’impianto crematorio a Colfiorito.
Per mesi, infatti, erano proseguite interlocuzioni tecniche, richieste di integrazioni documentali e valutazioni preliminari.
Il Tar ha però chiarito che il procedimento era ancora in una fase iniziale e che non era mai stata dichiarata la pubblica utilità dell’opera.
Di conseguenza il promotore disponeva soltanto di una semplice aspettativa di fatto, insufficiente per pretendere un risarcimento milionario.
Nella sentenza viene evidenziato come il procedimento si fosse “arrestato in nuce”, senza mai trasformarsi in un percorso amministrativo definitivo verso l’affidamento della concessione.
Project financing e istruttoria: i giudici evidenziano le criticità
Un altro elemento centrale riguarda la complessità dell’istruttoria amministrativa.
I giudici hanno spiegato che il termine di 90 giorni previsto per la valutazione della fattibilità del progetto non aveva carattere perentorio.
Inoltre la proposta presentava alcune carenze documentali, tra cui l’assenza dello schema di convenzione.
Il lungo confronto tra amministrazione e proponente, durato circa sette mesi, è stato quindi ritenuto coerente con la necessità di approfondire aspetti urbanistici, paesaggistici, ambientali e archeologici particolarmente delicati.
La vicenda del forno crematorio di Colfiorito ha infatti assunto sin dall’inizio una forte valenza territoriale e ambientale.
Le motivazioni ambientali dietro al no al crematorio
Il Tar ha riconosciuto come legittime le motivazioni politiche e ambientali che hanno portato il Comune guidato dal sindaco Stefano Zuccarini a fermare il progetto.
Colfiorito viene considerata un’area di grande pregio naturalistico e paesaggistico.
Nella sentenza vengono richiamati i vincoli ambientali presenti nella zona, la vicinanza al parco naturale e la necessità di tutelare le produzioni agricole tipiche e il turismo locale.
Secondo i giudici si tratta di valutazioni che rientrano pienamente nella discrezionalità amministrativa dell’ente pubblico.
Il tribunale ha quindi confermato la piena legittimità della scelta politica di non procedere con il project financing del tempio crematorio.
Respinta la richiesta di risarcimento da 1,6 milioni
La società aveva chiesto oltre 1,6 milioni di euro tra spese sostenute e mancati guadagni futuri derivanti dalla possibile gestione dell’impianto.
Anche su questo punto il Tar è stato netto.
I giudici hanno ricordato che, persino in presenza di una eventuale responsabilità precontrattuale, sarebbero state eventualmente risarcibili soltanto le spese inutilmente sostenute e non i profitti ipotetici legati a una concessione mai nata.
La richiesta economica è stata quindi respinta integralmente.
La storia del forno crematorio di Colfiorito
Il progetto del crematorio era emerso pubblicamente nell’autunno del 2023, quando la società promotrice aveva presentato formalmente la proposta al Comune di Foligno.
L’impianto avrebbe dovuto sorgere nell’area del cimitero di Colfiorito attraverso una procedura di project financing.
Fin dalle prime settimane il progetto aveva però incontrato una forte opposizione popolare.
Nel marzo 2024 era nato il comitato “Vivere Colfiorito e gli altipiani”, che aveva raccolto oltre mille firme contro l’opera.
Le principali contestazioni riguardavano la localizzazione dell’impianto in un’area considerata strategica dal punto di vista ambientale e turistico.
Molti cittadini temevano possibili ripercussioni sull’immagine del territorio e sulle produzioni agricole locali.
Sempre nel marzo 2024 il consiglio comunale di Foligno si era espresso all’unanimità contro il progetto, impegnando la giunta a respingere la proposta.
Il diniego ufficiale era poi arrivato nel dicembre 2024 con una delibera della giunta comunale.
Successivamente, nel maggio 2025, un ulteriore passaggio in consiglio comunale aveva confermato definitivamente l’assenza di interesse pubblico verso il forno crematorio di Colfiorito.
Da quel momento era partito il ricorso amministrativo della società promotrice, ora definitivamente respinto dal Tar dell’Umbria.
FP











































