Stefano Benni, un anno dopo: il Lupo vive nelle sue parole

Il 9 settembre 2025 moriva Stefano Benni, maestro di ironia e fantasia
Un anno fa, il 9 settembre 2025, Stefano Benni partiva per il suo ultimo viaggio.
Aveva 78 anni e lasciava dietro di sé un universo letterario popolato da personaggi surreali, bar di periferia, creature fantastiche, poeti improbabili e uomini capaci di stupirsi davanti alle piccole assurdità della vita.
Tra quelle creature c’è naturalmente la Luisona, la leggendaria pasta esposta nella vetrina del Bar Sport dal 1959.
Un personaggio diventato parte dell’immaginario collettivo italiano e simbolo di quella capacità, tipicamente benniana, di trasformare un dettaglio quotidiano in letteratura.
Eppure Stefano Benni non amava essere identificato soltanto con Bar Sport.
Il fratello Andrea ha ricordato come lo scrittore preferisse essere riconosciuto anche attraverso altre opere, forse più vicine alla complessità del suo mondo creativo.
A un anno dalla morte, sono proprio quei libri, insieme alle voci degli amici e al teatro, a riportare il “Lupo” tra i suoi lettori.
Stefano Benni ricordato oggi al Festivaletteratura di Mantova
Nel giorno esatto del primo anniversario della scomparsa, 9 settembre 2026, Festivaletteratura di Mantova dedica a Benni uno dei suoi appuntamenti più significativi.
Alle 21.30, in Piazza Castello, va in scena Un lupo in paradiso. Benvenuti a Stranalandia, reading teatrale ispirato a Stranalandia, il libro realizzato da Stefano Benni insieme ai disegni di Pirro Cuniberti.
Al centro dello spettacolo c’è Daniel Pennac, scrittore francese e grande amico di Benni.
Con lui salgono sul palco Gigio Alberti, Pako Ioffredo e Ingrid Sansone.
La produzione è curata da Elastica in collaborazione con CompagnieMia.
Non si tratta semplicemente di una commemorazione.
L’intenzione è riportare in vita quel mondo nel modo che probabilmente Benni avrebbe apprezzato di più: attraverso l’immaginazione, il gioco, l’assurdo e la capacità di guardare la realtà da una prospettiva inattesa.
Pennac immagina infatti il suo amico come un lupo che continua ad ascoltare, osservare e trasformare le parole.
Una figura quasi terapeutica, capace ancora una volta di dimostrare come la fantasia non rappresenti una fuga dal mondo, ma possa diventare uno strumento per comprenderlo.
La Luisona e il successo immortale di Bar Sport
Per milioni di lettori Stefano Benni resterà inevitabilmente legato a Bar Sport.
Pubblicato nel 1976, il libro trasformò il bar italiano in un piccolo teatro dell’umanità.
Dentro quelle pagine comparivano personaggi esasperati, abitudini riconoscibili e situazioni paradossali.
Benni osservava ciò che accadeva davanti al bancone e lo deformava appena, quanto bastava per mostrarne il lato comico.
La Luisona ne rappresenta forse l’esempio più celebre.
Una pasta destinata a restare eternamente nella vetrina, intoccabile e quasi immortale.
Benni riuscì a trasformarla in un’icona popolare.
Dietro quella comicità esisteva però qualcosa di più profondo: lo stupore davanti alla realtà.
Il filosofo e amico Stefano Bonaga ha ricordato proprio la capacità di Benni di praticare il thaumázein, la meraviglia.
Quella disposizione a lasciarsi sorprendere dal mondo rappresentava una delle origini della sua scrittura.
Anche una vecchia pasta dimenticata sul bancone poteva diventare protagonista di una storia.
I libri che hanno costruito l’universo di Stefano Benni
Ridurre Stefano Benni a Bar Sport significherebbe però raccontare soltanto una parte della sua carriera.
Nato a Bologna nel 1947, Benni ha attraversato oltre quarant’anni di letteratura italiana costruendo uno stile immediatamente riconoscibile.
Ironia, satira sociale, invenzione linguistica e fantasia visionaria convivono nei suoi romanzi e nei suoi racconti.
Treccani ricorda tra le sue opere più importanti Terra!, Il bar sotto il mare, La compagnia dei Celestini, Elianto, Margherita Dolcevita, La grammatica di Dio, Pane e tempesta e Prendiluna.
Feltrinelli, che ha pubblicato gran parte della sua produzione, ricorda inoltre che i suoi libri sono stati tradotti in circa trenta Paesi.
Ne La compagnia dei Celestini, pubblicato nel 1992, lo sport diventa il punto di partenza per una favola surreale e feroce.
In Elianto la fantasia costruisce mondi paralleli attraverso i quali leggere il presente.
In Margherita Dolcevita Benni racconta invece le contraddizioni della società contemporanea osservandole attraverso uno sguardo apparentemente ingenuo.
Il meccanismo resta spesso lo stesso: far sorridere il lettore e, pochi istanti dopo, costringerlo a riflettere.
Scrittore, poeta, giornalista e uomo di teatro
Stefano Benni non fu soltanto romanziere.
Fu anche poeta, giornalista, autore teatrale e interprete.
Collaborò con giornali e riviste e lavorò a lungo con musicisti, attori e artisti.
La dimensione teatrale rappresentava una naturale continuazione della sua scrittura.
I suoi testi sembrano spesso costruiti per essere pronunciati ad alta voce.
Hanno ritmo, musicalità, improvvise accelerazioni e parole inventate che acquistano ancora più forza quando passano dalla pagina al palcoscenico.
Non sorprende quindi che, a un anno dalla morte, il teatro continui a rappresentare uno dei luoghi privilegiati nei quali la sua opera torna a vivere.
Ambra Angiolini riporta Benni sul palco del Teatro Duse
Il 25 e 26 settembre 2026, al Teatro Duse di Bologna, Ambra Angiolini porta in scena La misteriosa scomparsa di W, uno dei testi teatrali più conosciuti di Benni.
Una storia tragicomica, capace di muoversi continuamente tra ironia e malinconia.
Non è l’unico ritorno dell’universo benniano sulle scene.
Il repertorio dello scrittore continua infatti a essere reinterpretato da attori e compagnie teatrali, mentre titoli come Il bar sotto il mare conservano una sorprendente capacità di parlare anche alle nuove generazioni.
È forse questa una delle dimostrazioni più evidenti della vitalità della sua opera.
I personaggi di Benni appartengono al loro tempo, ma raramente rimangono imprigionati in esso.
La voce di Stefano Benni resta nei suoi libri
La malattia aveva progressivamente allontanato Stefano Benni dalla vita pubblica.
Quando morì, il 9 settembre 2025, Feltrinelli confermò la scomparsa dopo una lunga malattia.
Il silenzio degli ultimi anni, tuttavia, non ha cancellato la forza della sua voce.
Continua a emergere dalle pagine, dalle registrazioni, dai reading e dagli spettacoli.
Continua soprattutto ogni volta che qualcuno apre uno dei suoi libri e incontra una parola inventata, una battuta feroce o uno dei suoi personaggi improbabili.
Benni sapeva usare la comicità senza trasformarla in semplice evasione.
Rideva della società perché la osservava con attenzione.
Inventava mondi fantastici perché quello reale, da solo, spesso non gli bastava.
Stefano Benni, il funambolo delle parole
A un anno dalla sua morte, Stefano Benni rimane uno degli autori più originali della letteratura italiana contemporanea.
Restano lo stile della sua scrittura e le espressioni entrate nel patrimonio comune.
Vive nel ricordo di chi ha attraversato almeno una volta il suo Bar Sport o si è immerso nelle profondità de Il bar sotto il mare.
E rimane l’impronta di chi come lui ha avuta quella capacità di meravigliarsi e meravigliare.
Forse è proprio questa la più importante lezione lasciata dal Lupo.
Guardare ciò che tutti vedono e riuscire comunque a scorgervi qualcosa che nessuno aveva ancora raccontato.
Stefano Benni resta il funambolo delle parole.
“La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri e ancora non lo sa”
Tratto da Ballate di Stefano Benni, Feltrinelli 1994
Laura Persico Pezzino






































