Un fisico bolognese ha (forse) inventato Frankenstein

Nel 1803 lo scienziato bolognese Giovanni Aldini elettrizzò il corpo di un impiccato…
Molto prima che Mary Shelley immaginasse Victor Frankenstein, un fisico bolognese mostrò al pubblico una scena che sembrava uscita da un romanzo dell’orrore. Si chiamava Giovanni Aldini e dedicò gran parte della sua attività agli effetti dell’elettricità sul corpo umano.
Il 17 gennaio 1803, a Londra, Aldini applicò una corrente elettrica al cadavere di George Forster, un uomo appena giustiziato per omicidio. L’esperimento si svolse davanti a numerosi osservatori presso il Royal College of Surgeons e suscitò una profonda impressione nell’opinione pubblica britannica.
Il corpo di George Forster torna a muoversi… come nel romanzo Frankenstein
Aldini collegò il corpo a un dispositivo galvanico e applicò gli elettrodi in diversi punti. La corrente provocò movimenti improvvisi e violenti. I muscoli del volto si contrassero, la mandibola tremò e un occhio si aprì. Anche le braccia, le gambe e il busto reagirono alle scariche.
Quei movimenti non rappresentavano un ritorno alla vita. L’elettricità stimolava i nervi e i muscoli rimasti ancora reattivi dopo la morte. Tuttavia, agli occhi degli spettatori dell’epoca, il confine tra esperimento scientifico e resurrezione apparve improvvisamente molto sottile.
Aldini raccontò le prove condotte su Forster nel volume An Account of the Late Improvements in Galvanism, pubblicato a Londra nello stesso 1803. Lo studioso riteneva che il galvanismo potesse offrire nuove possibilità nel trattamento delle persone colpite da asfissia o annegamento. Non sosteneva di aver riportato in vita un morto, ma considerava l’elettricità uno stimolo più potente rispetto ai metodi medici disponibili in quel periodo.
Chi era Giovanni Aldini
Nato a Bologna nel 1762, Giovanni Aldini era il nipote di Luigi Galvani, celebre per gli esperimenti sulle contrazioni muscolari delle rane. Aldini collaborò con lo zio e proseguì le ricerche sulla cosiddetta “elettricità animale”, portandole fuori dai laboratori e presentandole in diverse città europee.
Nel 1798 divenne professore di fisica sperimentale all’Università di Bologna. Durante i suoi viaggi applicò correnti elettriche a parti di animali e a corpi umani appena deceduti. Le sue dimostrazioni spettacolari contribuirono a diffondere il galvanismo e alimentarono il dibattito sulla natura della vita.
Il legame tra Aldini e Frankenstein
Tredici anni dopo l’esperimento londinese, nell’estate del 1816, Mary Shelley soggiornò nei pressi del lago di Ginevra insieme a Percy Bysshe Shelley, Lord Byron e John Polidori. Durante quelle giornate piovose, il gruppo discusse di scienza, esperimenti fisiologici e possibilità di rianimare la materia morta.
Lord Byron propose agli amici di scrivere una storia di fantasmi. Mary, che aveva soltanto 18 anni, sviluppò così l’idea di uno studente capace di infondere vita in un corpo costruito con resti umani. Il romanzo Frankenstein; or, The Modern Prometheus uscì nel 1818, quando l’autrice aveva 20 anni.
Non esiste una prova definitiva che Mary Shelley conoscesse direttamente l’esperimento compiuto da Aldini su George Forster. Tuttavia, le dimostrazioni del fisico bolognese avevano ottenuto grande notorietà e il galvanismo continuava ad alimentare discussioni scientifiche e filosofiche. Per questo molti studiosi considerano le ricerche di Aldini parte del clima culturale che contribuì alla nascita del romanzo.
La scienza reale dietro il mostro
Nell’introduzione scritta per l’edizione del 1831, Mary Shelley ricordò esplicitamente le discussioni sul galvanismo e sulla possibile rianimazione di un cadavere. L’autrice non indicò Aldini come modello diretto, ma collegò la nascita della storia alle ipotesi scientifiche del suo tempo.
Giovanni Aldini non creò una creatura vivente e non realizzò l’impresa del protagonista di Frankenstein. Dimostrò però che l’elettricità poteva far aprire un occhio, contrarre un volto e sollevare il corpo di un uomo morto.
Per gli spettatori del 1803, quella scena dovette sembrare impossibile. Per Mary Shelley e i suoi contemporanei, invece, rappresentava una domanda inquietante: fino a dove poteva spingersi la scienza prima di oltrepassare il limite tra la vita e la morte?
Laura Persico Pezzino






































