15 aprile 1967. Muore Totò, il Principe della risata.

Totò, il genio comico che rivoluziona teatro e cinema italiano
Le origini napoletane di Totò e la nascita del suo personaggio
Totò nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità, in via Santa Maria Antesaecula.
All’anagrafe viene registrato con il nome di Antonio Clemente.
Solo molti anni dopo assume ufficialmente il cognome De Curtis, in seguito al riconoscimento da parte del marchese Giuseppe De Curtis e all’adozione che gli consente di ottenere i titoli nobiliari destinati a renderlo celebre anche fuori dal palcoscenico.
Dietro quei lunghissimi appellativi aristocratici, tuttavia, rimane sempre il ragazzo cresciuto nei vicoli popolari di Napoli.
È sua madre Anna Clemente a chiamarlo affettuosamente “Totò”, soprannome destinato a diventare immortale nella cultura italiana.
La sua giovinezza si rivela inquieta e vivace.
Lascia presto gli studi e svolge lavori umili, tra cui quello di garzone presso un pittore di appartamenti.
Parallelamente coltiva una passione irresistibile per il teatro.
Durante gli anni del collegio, uno schiaffo ricevuto da un insegnante gli devia il setto nasale, contribuendo a creare quella particolare fisionomia asimmetrica che diventa uno dei tratti più riconoscibili del suo volto.
Totò tra teatro, rivista e grande successo cinematografico
Gli inizi sulle tavole del palcoscenico non sono semplici.
Totò debutta in piccoli teatrini di periferia, proponendo imitazioni e numeri comici che inizialmente non raccolgono grande entusiasmo.
Dopo l’esperienza militare e la Prima guerra mondiale, torna a dedicarsi completamente allo spettacolo.
Il trasferimento a Roma nel 1922 segna la svolta decisiva.
Dopo alcuni tentativi difficili, conquista il pubblico del Teatro Jovinelli e diventa rapidamente una delle stelle più amate della rivista italiana.
La sua comicità surreale, fisica e insieme raffinata conquista platee sempre più vaste.
Negli anni Trenta approda al cinema.
Da quel momento costruisce una carriera straordinaria che supera i novanta film.
Recita accanto a interpreti del calibro di Anna Magnani, Eduardo e Peppino De Filippo, dando vita a pellicole diventate classici assoluti della commedia italiana.
Tra i suoi titoli più celebri figurano Guardie e ladri, Totò, Peppino e la Malafemmina, La banda degli onesti e Uccellacci e uccellini, film diretto da Pier Paolo Pasolini che contribuisce a rivalutarlo anche presso la critica intellettuale.
Totò poeta, autore e filosofo della comicità
Ridurre Totò a semplice attore comico sarebbe limitante.
La sua arte mescola satira, poesia, malinconia e osservazione sociale.
Dietro la maschera farsesca emerge infatti una figura colta, capace di leggere con lucidità le contraddizioni umane.
Nel 1959 pubblica la celebre poesia ’A livella, una delle opere più amate della letteratura dialettale napoletana.
Attraverso versi ironici e profondi riflette sulla morte come unica vera forza capace di annullare ogni differenza sociale.
Un testo che ancora oggi viene recitato, studiato e tramandato come simbolo del suo pensiero più intimo.
La morte di Totò e il funerale che commuove l’Italia
Negli ultimi anni di vita Totò affronta gravi problemi di salute e una progressiva perdita della vista che lo rende quasi cieco ma continua a lavorare fino agli ultimi mesi.
Muore a Roma il 15 aprile 1967, intorno alle tre e mezza del mattino, nella sua abitazione, dopo una serie di attacchi cardiaci.
La notizia sconvolge immediatamente il Paese.
Due giorni dopo si svolgono i funerali nella chiesa di Sant’Eugenio a Roma.
Sulla bara vengono deposti la celebre bombetta e un garofano rosso.
Successivamente il feretro raggiunge Napoli, dove una folla immensa accoglie il suo ritorno tra commozione e applausi.
Totò riposa nella cappella di famiglia presso il Cimitero di Santa Maria del Pianto.
La sua scomparsa trasforma definitivamente il “Principe della risata” in una leggenda immortale dello spettacolo italiano.












































