9 maggio 1978. Muore Peppino Impastato.

Peppino Impastato, la voce che sfida la mafia
Una notte di sangue e silenzio
Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978 la mafia uccide Peppino Impastato.
Il suo corpo, dilaniato dal tritolo, viene ritrovato alle prime ore del mattino lungo la linea ferroviaria Trapani-Palermo, nei pressi di Cinisi.
Sono i macchinisti di un treno a fermare il convoglio, colpiti da un tratto di rotaia spezzato di netto.
Solo in seguito emerge la verità: quell’esplosione non è un incidente, ma un’esecuzione.
Un ordigno mette fine alla vita di una delle voci più coraggiose e scomode nella denuncia del potere mafioso.
Impastato non è soltanto un attivista, ma un narratore ironico e spietato della realtà che lo circonda.
Attraverso la sua radio libera, smaschera nomi, dinamiche e connivenze che molti preferiscono ignorare.
L’annuncio di Radio Aut
La morte di Impastato viene raccontata con parole destinate a restare.
Ai microfoni di Radio Aut, l’amico Salvo Vitale ricostruisce con amara lucidità la versione ufficiale diffusa nelle prime ore.
Si parla di suicidio, di un gesto estremo costruito con dettagli assurdi e contraddittori.
Il racconto denuncia un meccanismo già visto, in cui verità scomode vengono coperte da versioni comode.
Il riferimento ad altri casi controversi rafforza il senso di incredulità e indignazione.
Nel frattempo, l’Italia è scossa dal ritrovamento del corpo di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse.
L’attenzione mediatica si concentra su quel dramma nazionale, lasciando nell’ombra la morte di un giovane attivista siciliano.
Il monologo diventa così un atto di accusa, non solo contro la mafia, ma contro l’indifferenza collettiva.
Una memoria che resiste
Peppino Impastato nasce il 5 gennaio 1948 a Cinisi, in una famiglia legata agli ambienti mafiosi.
Sceglie però una strada opposta, fatta di impegno politico, cultura e denuncia.
Fonda Radio Aut, una radio libera attraverso cui racconta con satira e coraggio il sistema di potere locale.
La sua morte non spegne la sua voce.
Negli anni successivi, grazie all’impegno della famiglia e di chi crede nella verità, emerge la responsabilità mafiosa nel suo omicidio.
Il film I cento passi di Marco Tullio Giordana contribuisce a riportare la sua storia al centro dell’attenzione nazionale.
Attraverso il cinema, la figura di Impastato raggiunge nuove generazioni, trasformandosi in simbolo di resistenza civile.
La morte e i funerali
Il 9 maggio 1978 segna una ferita profonda.
I funerali si svolgono in un clima difficile, tra silenzi, paure e verità negate.
Per anni, la versione ufficiale tenta di cancellare il senso reale di quella morte.
Eppure, nel tempo, la figura di Impastato si impone come esempio di libertà e coraggio.
La sua storia dimostra che anche una voce isolata può incrinare sistemi consolidati.
E continua a ricordare che la memoria, quando resiste, diventa giustizia.











































