La “candida coppia” del Cimitero delle Porte Sante.

La “candida coppia”, così viene definita. Chi visita il Cimitero Monumentale delle Porte Sante a Firenze, non può fare a meno di notare un monumento funebre particolare. Sono le bianche statue di due giovani, a grandezza naturale, uno di fronte all’altra. Si tengono per mano, come sospesi in un passo di danza.
Lui indossa una divisa. La postura è composta, gentile. Lei ha i capelli ondulati e le dita affusolate. Tra gli olivi e il silenzio del cimitero, sembrano usciti da un film della Hollywood degli anni Quaranta. Eppure, la loro non è una storia d’amore romantico.
Due fratelli: una storia d’amore, guerra ed eternità.
Quelle statue raffigurano Mario e Maria Grazia Mazzone. Sono fratello e sorella. Figli della buona borghesia fiorentina degli anni Trenta.
La madre, Emma Spulcioni, è una modista molto conosciuta in città, Il padre Raffaele un contabile. La famiglia vive una Firenze ordinata, elegante, convinta che il futuro scorra senza scosse. Poi arriva la guerra a lacerare famiglie e comunità. Dopo l’8 settembre 1943 Mario, diventato aviere marconista, ha ventiquattro anni, riceve la chiamata della Repubblica Sociale di Salò, l’ultimo folle progetto di Mussolini. Si rifiuta di aderire. Viene catturato e deportato dai tedeschi. Finisce in un campo di lavoro in Germania.
Firenze, la guerra e un matrimonio sospeso
Nello stesso anno Maria Grazia ha appena vent’anni. È fidanzata con Franco, un aviatore che sceglierà invece di aderire alla Repubblica Sociale e di partire per Como. Si sposeranno in fretta, nel marzo 1944, prima della partenza di lui. Intanto la città affonda nella paura.
Dalla stazione di Santa Maria Novella, partono i carri bestiame diretti a Mauthausen. Con il loro carico di esseri umani strappati alla vita. Il matrimonio si svolge in questo clima. Pochi invitati. Sorrisi tesi. L’assenza del fratello Mario che pesa e si consuma nel silenzio.
La doppia perdita
Dopo le nozze, Franco parte subito. Maria Grazia resta a Firenze con i genitori. Aspettano la Liberazione. Aspettano la fine della paura. Ma quel tempo non arriverà mai.
Maria Grazia scopre di avere la tubercolosi. In quel tempo la malattia è una condanna.
Poco dopo giunge la notizia più temuta. Mario è morto nell’aprile 1944. Una bomba americana lo ha ucciso mentre lavorava nel campo di prigionia. In breve tempo le condizioni di Maria Grazia peggiorano. Non raggiungerà mai il marito. Sul registro della parrocchia di San Remigio si legge: “alle ore 3 del 31 maggio 1945 è passata a miglior vita la signora Maria Grazia Colella, coniugata con Franco Colella”. Di lui si perderanno le tracce.
Una scelta di memoria eterna
Nel volgere di un solo anno, Emma la madre di Mario e Maria Grazia perde entrambi i figli. E decide che vuole che stiano vicini per sempre. Farà l’impossibile per recuperare i resti di Mario in Germania e riportarli in Italia. Sceglie per lui e Maria Grazia il cimitero delle Porte Sante. Vuole che riposino lì, sulla collina fiorentina. Giovani, belli e uniti per sempre.
Commissiona il monumento funebre che rappresenta i due giovani nello splendore della giovinezza. Le due statue non celebrano la morte. Raccontano la vicinanza, trasformano il dolore in bellezza che resiste al tempo.
E chi passa davanti a quelle mani intrecciate capisce, senza bisogno di parole, che la memoria può diventare forma.
LPP
La “candida coppia”, così viene definita. Chi visita il Cimitero Monumentale delle Porte Sante a Firenze, non può fare a meno di notare un monumento funebre particolare. Sono le bianche statue di due giovani, a grandezza naturale, uno di fronte all’altra. Si tengono per mano, come sospesi in un passo di danza.
Lui indossa una divisa. La postura è composta, gentile. Lei ha i capelli ondulati e le dita affusolate. Tra gli olivi e il silenzio del cimitero, sembrano usciti da un film della Hollywood degli anni Quaranta. Eppure, la loro non è una storia d’amore romantico.
Due fratelli: una storia d’amore, guerra ed eternità.
Quelle statue raffigurano Mario e Maria Grazia Mazzone. Sono fratello e sorella. Figli della buona borghesia fiorentina degli anni Trenta.
La madre, Emma Spulcioni, è una modista molto conosciuta in città, Il padre Raffaele un contabile. La famiglia vive una Firenze ordinata, elegante, convinta che il futuro scorra senza scosse. Poi arriva la guerra a lacerare famiglie e comunità. Dopo l’8 settembre 1943 Mario, diventato aviere marconista, ha ventiquattro anni, riceve la chiamata della Repubblica Sociale di Salò, l’ultimo folle progetto di Mussolini. Si rifiuta di aderire. Viene catturato e deportato dai tedeschi. Finisce in un campo di lavoro in Germania.
Firenze, la guerra e un matrimonio sospeso
Nello stesso anno Maria Grazia ha appena vent’anni. È fidanzata con Franco, un aviatore che sceglierà invece di aderire alla Repubblica Sociale e di partire per Como. Si sposeranno in fretta, nel marzo 1944, prima della partenza di lui. Intanto la città affonda nella paura.
Dalla stazione di Santa Maria Novella, partono i carri bestiame diretti a Mauthausen. Con il loro carico di esseri umani strappati alla vita. Il matrimonio si svolge in questo clima. Pochi invitati. Sorrisi tesi. L’assenza del fratello Mario che pesa e si consuma nel silenzio.
La doppia perdita
Dopo le nozze, Franco parte subito. Maria Grazia resta a Firenze con i genitori. Aspettano la Liberazione. Aspettano la fine della paura. Ma quel tempo non arriverà mai.
Maria Grazia scopre di avere la tubercolosi. In quel tempo la malattia è una condanna.
Poco dopo giunge la notizia più temuta. Mario è morto nell’aprile 1944. Una bomba americana lo ha ucciso mentre lavorava nel campo di prigionia. In breve tempo le condizioni di Maria Grazia peggiorano. Non raggiungerà mai il marito. Sul registro della parrocchia di San Remigio si legge: “alle ore 3 del 31 maggio 1945 è passata a miglior vita la signora Maria Grazia Colella, coniugata con Franco Colella”. Di lui si perderanno le tracce.
Una scelta di memoria eterna
Nel volgere di un solo anno, Emma la madre di Mario e Maria Grazia perde entrambi i figli. E decide che vuole che stiano vicini per sempre. Farà l’impossibile per recuperare i resti di Mario in Germania e riportarli in Italia. Sceglie per lui e Maria Grazia il cimitero delle Porte Sante. Vuole che riposino lì, sulla collina fiorentina. Giovani, belli e uniti per sempre.
Commissiona il monumento funebre che rappresenta i due giovani nello splendore della giovinezza. Le due statue non celebrano la morte. Raccontano la vicinanza, trasformano il dolore in bellezza che resiste al tempo.
E chi passa davanti a quelle mani intrecciate capisce, senza bisogno di parole, che la memoria può diventare forma.
LPP















































































