Morte di Davide Astori: risarcita la famiglia con 1,1 milioni.

A sette anni dalla scomparsa di Davide Astori, del capitano della Fiorentina, l’Azienda ospedaliera universitaria di Careggi di Firenze ha deliberato il pagamento di 1 milione e 100mila euro a titolo di provvisionale in favore dei familiari.
Una morte che ha segnato il calcio italiano
Davide Astori muore il 4 marzo 2018 a Udine.
La squadra si trova in trasferta.
Il difensore viene trovato senza vita nella sua camera d’albergo.
L’autopsia accerta una aritmia ventricolare maligna, causata da una grave patologia cardiaca mai diagnosticata.
Quella mattina sconvolge il mondo del calcio.
La sentenza della Cassazione
Nel marzo 2025 la Corte di Cassazione mette un punto fermo sul piano penale.
I giudici condannano a un anno di reclusione, con pena sospesa, il professor Giorgio Galanti, ex direttore sanitario della Medicina dello Sport di Careggi.
Secondo la sentenza, Galanti visita Astori nel 2016 e nel 2017.
Durante le prove da sforzo era emersa una extrasistolia ventricolare.
Il medico omette però alcuni esami fondamentali.
Nonostante ciò, autorizza l’attività agonistica.
La Cassazione riconosce l’omicidio colposo.
Stabilisce inoltre il diritto al risarcimento in sede civile.
Il risarcimento alla famiglia
La provvisionale fissata ammonta a 1,1 milioni di euro.
Ne beneficiano Francesca Fioretti, la figlia Vittoria, i genitori e i fratelli di Astori.
Careggi versa la somma perché Galanti, all’epoca dei fatti, opera come dipendente pubblico e svolge attività istituzionale.
L’azienda potrà valutare una rivalsa nei suoi confronti.
L’ipotesi più probabile riguarda però l’intervento di una polizza assicurativa, prevista per i casi di colpa grave dei medici del servizio pubblico.
Il secondo filone: il falso ideologico
La vicenda giudiziaria non si esaurisce qui.
Nel giugno scorso, il tribunale di Firenze condanna Galanti anche per falso ideologico.
La pena resta di un anno, sempre sospesa.
Con lui finiscono condannati il professor Pietro Amedeo Toncelli, suo successore, e la dottoressa Loria Toncelli.
Secondo l’accusa, i tre contribuiscono alla falsificazione di un certificato medico.
Il documento attesta un esame diagnostico che Astori non avrebbe mai svolto.
Una ferita ancora aperta
Il risarcimento non cancella il dolore.
Rappresenta però un riconoscimento di responsabilità.
Il caso Astori resta un monito per la medicina sportiva italiana.
La prevenzione cardiologica, nello sport professionistico, non ammette superficialità.
La memoria del capitano viola continua a chiedere verità.
E, oggi, anche giustizia.
LPP





























































