John Robertson, addio al “Picasso” del calcio.

John Robertson, definito il “Picasso del calcio”, leggenda del Nottingham Forest si spegne è morto a 72 anni.
John Robertson, l’uomo che con il suo sinistro ha trasformato un club di provincia in un mito europeo.
Due Coppe dei Campioni con il Nottingham Forest, un rigore leggendario a Wembley contro l’Inghilterra e un modo unico di intendere il gioco.
Un addio che pesa come la storia
La notizia della scomparsa è arrivata il 25 dicembre. Il Forest lo ha salutato senza enfasi, ma con parole definitive: “Il nostro più grande”.
In quattordici stagioni in maglia rossa, Robertson ha ridefinito il ruolo dell’ala sinistra.
Giocava controcorrente, rallentava quando tutti acceleravano, apriva spazi invisibili agli altri.
Con la Scozia colleziona 28 presenze e 8 gol. Partecipa ai Mondiali del 1978 e del 1982.
Resta nella memoria collettiva per un rigore che, nel 1981, gela Wembley e piega l’Inghilterra.
Dalla periferia di Glasgow all’Europa
Nato a Uddingston, nel Lanarkshire, arriva giovanissimo a Nottingham.
L’inizio è complicato.
Fisico poco atletico, carattere difficile, rendimento incostante.
La svolta porta due firme decisive: Brian Clough e Peter Taylor.
Taylor lo provoca, Clough lo protegge e lo trasforma.
Robertson ammetterà anni dopo di aver vissuto da calciatore senza meritarlo davvero.
Da quella presa di coscienza nasce il campione.
1977-1978: la stagione impossibile
Clough lo sposta definitivamente a sinistra.
Gli chiede di pensare prima di agire.
Robertson diventa il regista esterno del Forest.
Arrivano la promozione nel 1977 e il titolo inglese nel 1978.
Segue una serie irreale: 42 partite di imbattibilità in campionato.
Un record che resiste per decenni.
Clough lo definisce “il Picasso del nostro gioco”.
Non per estetica, ma per visione.
Le due notti che cambiano la storia
La prima è Monaco, 30 maggio 1979.
Finale di Coppa dei Campioni contro il Malmö.
Il cross perfetto di Robertson trova Trevor Francis.
È l’1-0 che consegna al Forest la sua prima Coppa.
La seconda è Madrid, 28 maggio 1980, al Stadio Santiago Bernabéu.
Finale contro l’Amburgo.
Robertson controlla, finta, tira rasoterra.
È il gol decisivo.
È la seconda Coppa dei Campioni consecutiva.
Wembley 1981: la notte della Scozia
Nel British Home Championship, Scozia-Inghilterra. Minuto 64.
Calcio di rigore. Robertson spiazza il portiere davanti a 90.000 spettatori.
È la prima vittoria scozzese a Wembley senza subire gol dal 1938.
Un gesto che vale una carriera.
Numeri che raccontano sostanza
Con il Nottingham Forest disputa 516 partite ufficiali e segna 95 gol.
È il quinto giocatore più presente nella storia del club.
Dal dischetto è una certezza assoluta.
In Nazionale realizza cinque rigori su cinque.
L’ultima standing ovation
I tributi arrivano da tutto il mondo del calcio.
Ex compagni, istituzioni, tifosi.
Non nostalgia, ma riconoscenza.
John Robertson lascia un’eredità fatta di intelligenza e misura.
Un calcio pensato prima di essere eseguito.
Un’ala che usava il bisturi, non il machete.
John Robertson, definito il “Picasso del calcio”, leggenda del Nottingham Forest si spegne è morto a 72 anni.
John Robertson, l’uomo che con il suo sinistro ha trasformato un club di provincia in un mito europeo.
Due Coppe dei Campioni con il Nottingham Forest, un rigore leggendario a Wembley contro l’Inghilterra e un modo unico di intendere il gioco.
Un addio che pesa come la storia
La notizia della scomparsa è arrivata il 25 dicembre. Il Forest lo ha salutato senza enfasi, ma con parole definitive: “Il nostro più grande”.
In quattordici stagioni in maglia rossa, Robertson ha ridefinito il ruolo dell’ala sinistra.
Giocava controcorrente, rallentava quando tutti acceleravano, apriva spazi invisibili agli altri.
Con la Scozia colleziona 28 presenze e 8 gol. Partecipa ai Mondiali del 1978 e del 1982.
Resta nella memoria collettiva per un rigore che, nel 1981, gela Wembley e piega l’Inghilterra.
Dalla periferia di Glasgow all’Europa
Nato a Uddingston, nel Lanarkshire, arriva giovanissimo a Nottingham.
L’inizio è complicato.
Fisico poco atletico, carattere difficile, rendimento incostante.
La svolta porta due firme decisive: Brian Clough e Peter Taylor.
Taylor lo provoca, Clough lo protegge e lo trasforma.
Robertson ammetterà anni dopo di aver vissuto da calciatore senza meritarlo davvero.
Da quella presa di coscienza nasce il campione.
1977-1978: la stagione impossibile
Clough lo sposta definitivamente a sinistra.
Gli chiede di pensare prima di agire.
Robertson diventa il regista esterno del Forest.
Arrivano la promozione nel 1977 e il titolo inglese nel 1978.
Segue una serie irreale: 42 partite di imbattibilità in campionato.
Un record che resiste per decenni.
Clough lo definisce “il Picasso del nostro gioco”.
Non per estetica, ma per visione.
Le due notti che cambiano la storia
La prima è Monaco, 30 maggio 1979.
Finale di Coppa dei Campioni contro il Malmö.
Il cross perfetto di Robertson trova Trevor Francis.
È l’1-0 che consegna al Forest la sua prima Coppa.
La seconda è Madrid, 28 maggio 1980, al Stadio Santiago Bernabéu.
Finale contro l’Amburgo.
Robertson controlla, finta, tira rasoterra.
È il gol decisivo.
È la seconda Coppa dei Campioni consecutiva.
Wembley 1981: la notte della Scozia
Nel British Home Championship, Scozia-Inghilterra. Minuto 64.
Calcio di rigore. Robertson spiazza il portiere davanti a 90.000 spettatori.
È la prima vittoria scozzese a Wembley senza subire gol dal 1938.
Un gesto che vale una carriera.
Numeri che raccontano sostanza
Con il Nottingham Forest disputa 516 partite ufficiali e segna 95 gol.
È il quinto giocatore più presente nella storia del club.
Dal dischetto è una certezza assoluta.
In Nazionale realizza cinque rigori su cinque.
L’ultima standing ovation
I tributi arrivano da tutto il mondo del calcio.
Ex compagni, istituzioni, tifosi.
Non nostalgia, ma riconoscenza.
John Robertson lascia un’eredità fatta di intelligenza e misura.
Un calcio pensato prima di essere eseguito.
Un’ala che usava il bisturi, non il machete.
















































































