furti cimitero Milano

Milano, gioielli rubati ai defunti

2 Marzo 2026 - 08:15--Cronaca, Primo piano-
Milano, gioielli rubati ai defunti

Sette dipendenti comunali a processo per furto e ricettazione

Scuote Milano l’inchiesta che coinvolge sette dipendenti comunali dei servizi funebri e cimiteriali, accusati di aver sottratto gioielli e denaro ai defunti.
Secondo la Procura, gli operai avrebbero rubato catenine, anelli e contanti durante le operazioni di recupero delle salme, per poi rivendere l’oro nei “Compro Oro” cittadini.

I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il 2024 e il 2025 e si sarebbero verificati principalmente al Cimitero Maggiore di Milano, uno dei principali complessi cimiteriali della città.

Cimitero Monumentale Milano

Le accuse: furto, ricettazione e favoreggiamento

I sette imputati, di età compresa tra i 31 e i 60 anni, devono rispondere a vario titolo di furto e ricettazione.
In due casi, l’accusa comprende anche il favoreggiamento, per aver tentato di sviare le indagini.

Secondo gli atti, alcuni avrebbero avvisato i colleghi della presenza di controlli sui telefoni e dell’installazione di dispositivi per intercettazioni sui furgoni in uso all’obitorio.

Tra gli indagati, uno risulta ancora in servizio, uno si è dimesso, mentre gli altri cinque sono stati trasferiti ad altri uffici amministrativi.

Il sistema dei furti: dagli appartamenti all’obitorio

Le indagini descrivono un presunto schema consolidato.
Durante gli interventi nelle abitazioni dei defunti, ai familiari sarebbe stato chiesto di allontanarsi con la motivazione che la movimentazione della salma fosse “impressionante”.

In quel momento, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero stati aperti armadi e cassetti alla ricerca di oggetti preziosi.

Un operaio, poi dimessosi, avrebbe confessato spiegando nei dettagli la dinamica dei furti.
In un episodio, sarebbero stati sottratti due anelli da un portagioie.
In un altro caso, sarebbero stati trovati 3.300 euro nascosti nel materasso, poi divisi tra i presenti.

Le sottrazioni, stando alle dichiarazioni, sarebbero avvenute anche nelle stanze dell’obitorio.
Quando le salme arrivavano da altri comuni e nei verbali non risultavano oggetti personali, alcuni cadaveri sarebbero stati privati di collane e monili.
Alcuni dei gioielli sottratti sarebbero poi stati rivenduti in un negozio “Compro Oro” senza richiesta di documento.

apiemme

Il clima di omertà all’obitorio civico

Uno degli aspetti più delicati emersi dagli atti riguarda il clima interno.
Gli investigatori della polizia locale parlano di “reticenza e omertà” tra i dipendenti dell’obitorio civico.

Il gruppo, si legge nei documenti, sarebbe apparso “coeso nel non collaborare con l’autorità”.
Un atteggiamento motivato dalla volontà di proteggere interessi personali e dal timore di ritorsioni o isolamento professionale.

Un operaio non coinvolto nelle accuse, sentito come persona informata sui fatti, avrebbe dichiarato:
“Siamo in 28 là dentro, ma non tutti onesti”.
E ancora: “Onesti direi che siamo meno della metà”.

Parole che descrivono un contesto lavorativo segnato da tensioni e paura.

La svolta nelle indagini

La svolta alle indagini arriva nell’aprile 2025, quando uno degli indagati decide di collaborare con gli inquirenti.
La confessione consente di delineare meglio la presunta rete di responsabilità e di far emergere episodi fino ad allora difficili da provare.

Proprio quella dichiarazione rompe il muro di silenzio che, secondo gli inquirenti, aveva ostacolato l’accertamento dei fatti.

Un colpo alla fiducia nei servizi funebri

L’inchiesta rappresenta un duro colpo per l’immagine dei servizi funebri comunali milanesi.
Il lavoro negli obitori e nei cimiteri richiede senso etico, rispetto e delicatezza.

Le accuse, se confermate in sede processuale, configurerebbero una violazione gravissima non solo delle norme penali, ma anche del patto morale che lega operatori e cittadini.

La città attende ora l’esito dell’udienza preliminare.
Sarà il giudice a stabilire se rinviare a giudizio gli imputati e avviare il processo vero e proprio.

Nel frattempo, il caso solleva interrogativi profondi su controlli, trasparenza e tutela della dignità dei defunti, in un ambito in cui la fiducia è un valore imprescindibile.

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