Tangenti per il rilascio “veloce” delle salme dall’ospedale

Tangenti per il rilascio rapido delle salme all’ospedale Cervello di Palermo: indagate otto imprese funebri
Un nuovo capitolo scuote il settore funerario palermitano.
L’inchiesta sul cosiddetto “caro estinto” all’ospedale Cervello di Palermo si allarga e coinvolge titolari e dipendenti di diverse imprese funebri accusate di aver pagato tangenti per accelerare il rilascio delle salme.
Al centro delle indagini c’è l’Ospedale Vincenzo Cervello, struttura sanitaria del capoluogo siciliano già finita sotto la lente della magistratura nei mesi scorsi.
Un sistema per velocizzare le pratiche di rilascio delle salme
Secondo l’accusa, alcuni operatori delle pompe funebri avrebbero versato denaro ai dipendenti della camera mortuaria per ottenere una gestione preferenziale delle pratiche.
Gli indagati sono accusati di corruzione per l’esercizio della funzione e corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, reati connessi alla gestione delle salme dei deceduti presso l’ospedale palermitano.
L’ipotesi investigativa parla di un sistema volto ad accelerare le procedure di dimissione delle salme, riducendo i tempi burocratici in cambio di denaro.
Dal Policlinico al Cervello: il business del “caro estinto”
L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, nasce da un’articolata attività investigativa condotta nei primi mesi del 2024 dalla sezione “Anticorruzione”.
Le verifiche hanno riguardato sia il Policlinico sia l’ospedale Cervello, con l’ausilio di intercettazioni e accertamenti documentali.
Gli inquirenti ipotizzano l’esistenza di un vero e proprio meccanismo illecito consolidato, capace di trasformare un momento delicato come quello della perdita in un’occasione di profitto.
Arrestati tre dipendenti dell’obitorio
Nei giorni precedenti erano già scattati gli arresti domiciliari per tre dipendenti dell’obitorio del Cervello.
I tre sono ritenuti gravemente indiziati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, oltre che di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Secondo quanto emerso, il sistema prevedeva pagamenti per favorire determinate imprese funebri, garantendo una corsia preferenziale nella gestione delle salme.
Tangenti per accelerare le dimissioni
Uno degli episodi contestati riguarda il pagamento di una tangente per anticipare le pratiche di dimissione della salma.
In particolare, l’accusa sostiene che in un caso l’elettrocardiogramma – atto medico necessario per la certificazione del decesso – sarebbe stato eseguito da un impiegato anziché dal medico competente, al fine di velocizzare il rilascio.
Un’accelerazione irregolare che, se confermata, configurerebbe una grave violazione delle procedure sanitarie e amministrative.
Impatto sul settore funerario e fiducia delle famiglie
L’inchiesta riaccende i riflettori sulla trasparenza nel comparto delle onoranze funebri, un settore che opera in uno dei momenti più delicati per le famiglie.
Le accuse, tutte da accertare nelle sedi opportune, pongono interrogativi sulla gestione delle camere mortuarie ospedaliere e sui rapporti tra strutture sanitarie e imprese funebri.
In un contesto in cui il dolore e l’urgenza spesso condizionano le scelte, la legalità e la correttezza delle procedure rappresentano elementi fondamentali per tutelare i cittadini.



































































